In Ricordo di Vittorio Subilia

Il testo della Predicazione tenuta da Paolo Ricca, Decano della Facolta’ Valdese di Teologia, in occasione del funerale di Vittorio Subilia il 14 aprile 1988.

« Io sono stato mosso da una gran gelosia per l'Eterno ». In questa parola della Bibbia possiamo scorgere, come in filigrana, la vocazione, la ragione e passione della vita ed anche il testamento spirituale di Vittorio Subilia.

Così infatti mi sembra che egli sia vissuto in mezzo a noi: come un uomo « geloso di Dio ». La gelosia, voi lo sapete, non è più di moda. Non lo è più nei rapporti tra l'uomo e la donna, immaginiamoci nei rapporti tra uomo e Dio: che cos'è dunque questa « gelosia per Dio », così strana e così rara, che la nostra generazione, vaccinata contro tutte le passioni, spiritualmente disincantata e culturalmente pluralista, può considerare con sospetto e qualche apprensione, perché la gelosia è un sentimento possessivo ed esclusivo e, riferita a Dio, può generare -pensiamo - fanatismo e settarismo? Che cos'è questa « gelosia per Dio » che abbiamo del tutto disimparato, credendo forse così di avere purificato il nostro rapporto con Dio - ma lo abbiamo davvero purificato o non piuttosto annacquato?

Questa gelosia percorre tutta la Bibbia e accompagna come un filo rosso la storia della fede.

Il primo comandamento

La troviamo fin dai tempi antichi nel corso dell'esperienza religiosa di Israele, che l'ha scolpita al primo posto nelle tavole della sua Legge, nel primo dei dieci comandamenti: « lo sono l'Eterno, l'Iddio tuo... Non avrai altri dii nel mio-cospetto »; così come la troviamo nel corso dell'esperienza religiosa di Gesù, che l'ha espressa nel primo dei suoi due comandamenti: « Ama il Signore Iddio Tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento ».

E' la gelosia di Mosè quando, scendendo dal monte, trovò il popolo in festa intorno al vitello d'oro, che egli distrusse seduta stante. E' la gelosia per un Dio che non tollera contraffazioni e manipolazioni.

E' la gelosia di Geremia quando smascherò i falsi profeti che facevano dire a Dio quello che non diceva e non dicevano quello che Dio diceva: i falsi profeti « che fanno parlare la loro propria

lingua, eppure dicono: Dio dice » (23: 21).

E' la gelosia di Gesù quando vide il Tempio di Gerusalemme trasformato in una casa di mercato: caccia dunque i mercanti e rovescia i tavoli dei cambiamonete dicendo: « Avete trasformato la casa del Padre mio in una spelonca di ladroni ».

E' la stessa gelosia di Gesù che al giovane ricco che l'aveva interpellato dicendo: « Maestro buono, che debbo fare per ereditare la vita eterna? », rispose bruscamente dicendo: « Perché mi chiami buono? Nessuno è buono tranne uno solo, cioè Dio » (Marco 10: 18).

La gelosia per la chiesa

E' la gelosia dell'apostolo Paolo, il cui spirito, ad Atene, gli s'inacerbiva dentro ' vedendo la città piena di idoli (Atti 17: 16).

E' la gelosia per Dio che si trasforma talvolta in gelosia per la comunità cristiana: per quella di Corinto, ad esempio, alla quale scrive: « Sono geloso di voi di una gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati ad un unico sposo »(II Corinzi 11: 2). E' ancora la stessa gelosia che trasuda da tutta la lettera ai Galati, in cui Paolo non scende a compromessi con quello che chiama « l'altro evangelo », anche a costo di dispiacere a molti: « Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini ovvero quello di Dio? 0 cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo » (1: 10).

E' la gelosia per Dio che è sempre di nuovo ricomparsa nella storia della chiesa. Pensiamo a Lutero, ad esempio, che quando fu invitato a essere più conciliante per ritrovare il favore dell'imperatore Carlo V scrisse in una lettera: « Preferisco cadere con Cristo, piuttosto che stare in piedi con l'imperatore ». O ancora nel nostro secolo siamo stati testimoni della gelosia per Dio del Sinodo di Barmen della Chiesa Confessante, secondo cui chi confessava il Dio dei cristiano-tedeschi rinnegava il Dio di Gesù Cristo e viceversa.

Ecco quel che è questa « gelosia per Dio »: è un particolare risvolto della fede che ama senza possedere, che confessa senza accaparrare, che serve Dio senza servirsi di Dio, che lo annuncia senza amministrarlo. La gelosia per Dio è esclusiva ma non è possessiva, è intransigente ma non è intollerante. E qui vediamo la differenza tra la gelosia come sentimento umano e la gelosia come manifestazione o espressione della fede. Un uomo geloso di una donna - ad esempio - la vuole tutta per sé, tenerla nelle sue mani, è un vero e proprio sequestro affettivo. La gelosia umana è una prigione per chi ne è oggetto. Tutto all'opposto è la gelosia per Dio di cui parla la Bibbia. Chi nella Bibbia e secondo la Bibbia è geloso di Dio, è geloso della libertà di Dio, della sua incomparabile libertà, della sua sovranità, della sua santità, del suo mistero. Chi è geloso di Dio secondo la Bibbia, lo è non per sequestrarlo, ma per dissequestrarlo, non è per mettergli (per così dire) le mani addosso ma per togliergli le mani di dosso, non per imprigionarlo nei nostri sistemi, nelle nostre chiese, nelle nostre culture, ma al contrario per annunciare e confessare che egli sta oltre le nostre teologie, le nostre chiese , le nostre culture. « Dio infatti non abita in templi fatti da mano d'uomo » (Atti 7: 48): né in quelli del nostro pensiero filosofico e teologico, né in quelli delle nostre istituzioni, religiose o laiche. Diventare geloso di Dio secondo la Bibbia significa dunque diventare geloso della libertà di Dio.

Geloso del mistero di Dio

Ma « geloso di Dio » secondo la Bibbia vuol dire che hai imparato o stai imparando la differenza tra Dio e gli idoli e cominci a saper distinguere tra Dio e i suoi surrogati, tra Dio e le sue imitazioni. Diventi geloso del nome tre volte santo di Dio.

Ma « geloso di Dio » significa anche che hai cominciato o stai cominciando a diventare esigente quando si tratta della conoscenza e dell'incontro con Dio. Cioè non ti accontenti più di un Dio addomesticato, « normalizzato »dalle istituzioni o anche dalle teologie, « rappresentato »dai suoi ministri, amministrato dai suoi rappresentanti, distribuito sovente a buon mercato sul sempre fiorente mercato della religione. Non ci stai più, non ti basta più. Diventi geloso del mistero di Dio.

Ecco: Vittorio Subilia, che è stato in mezzo a noi come uno « mosso da una gran gelosia per l'Eterno », ci ha insegnato ad amare la libertà di Dio, ad adorare il Suo nome tre volte santo, a rispettare - cioè a non profanare - il Suo mistero insondabile.

Gli uomini o le donne « gelosi di Dio » sono rari. Ma non c'è bisogno che ce ne siano tanti purché, quando Dio ce li manda, la loro testimonianza venga raccolta. Io non so se nella nostra vita abbiamo mai avvertito, non dico una grande, ma almeno una piccola gelosia di Dio.

Forse non siamo andati al di là di un interesse cordiale ma misurato, oppure di un amore onesto ma tiepido. Forse dobbiamo, ancora o di nuovo, imparare l'ABC della gelosia per Dio. Ma questo non lo possiamo imparare neppure da Vittorio Subilia. Questo lo possiamo imparare come lui lo ha imparato solo da Dio stesso.

Paolo Ricca

 

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