"Una crisi grave" del Past. P.V. Panascia

Mi sia consentito intervenire per ricordare la scomparsa di un pastore e di un teologo della levatura di Vittorio Subilia che lascia un grande vuoto nel cuore di noi tutti, ma anche una grande ricchezza di pensiero che forse non abbiamo saputo valutare ancora nella sua pienezza.

Il mio rapporto di amicizia e di fraternità con lui risale agli anni trenta, quando insieme abbiamo iniziato e compiuto gli studi alla Facoltà di teologia a Roma.

Fin da allora egli manifestava, nell'approfondimento e nell'orientamento dei suoi studi, la linea di pensiero che doveva caratterizzare tutta la sua vasta produzione teologica degli anni successivi. Essa è così accentuatamente cristocentrica che, scorrendone le pagine, non si può non scorgere un continuo preciso riferimento ispiratore alle parole di Paolo: «Mi proposi di non sapere altro fra voi fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso »(I Cor. 2: 2).
Quando venni a conoscenza della sua infermità, gli scrissi una lettera. Egli mi rispose con un biglietto, scritto con mano malferma, il cui contenuto trascrivo come segue per fare conoscere ad un più vasto pubblico quali fossero i suoi sentimenti e i suoi pensieri fino alla sua ultima ora di vita terrena.

Caro Panascia,
il tuo affettuoso biglietto mi ha tanto commosso, mi ha fatto ricordare i tempi in cui andavamo a fare le nostre passeggiate dalla Facoltà. Mi ha fatto tanto piacere, tra l'altro, che tu abbia menzionato le mie «Prospettive luterane».- Ho sempre paura che l'immenso sforzo che costa la rivista cada nella non lettura e nel disinteresse. Si è trattato di una grossa avventura chirurgica. con 4 ore di intervento al pancreas. Stavo male dalla fine di ottobre, ora sono a letto dal 14 dicembre, in uno stato di deperimento e di prostrazione indescrivibile, senza riuscire a mangiare, nutrito solo di fleboclisi. Ma sono riuscito a varare, con un mese di ritardo, il n. 1-1988 di Protestantesimo. Però sono molto in ritardo con il mio nuovo libro che ho in macchina: « Il Regno di Dio -Le sue interpretazioni storiche». Da quella Politica di Pilato a quella sociale marxista. Devo ancora fare per l'800 il '900, la parte sistematica conclusiva. Vedo piuttosto pessimisticamente le mie possibilità di ripresa normale.

Che piacere mi farebbe rivederti e parlare un po’ della situazione allarmante in cui siamo: dal Consiglio Ecumenico alla nostra Chiesa. Si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali. Dal 1700 non si era prodotta una situazione di una simile gravità. (Roma 21.2.'88)

Le riflessioni di Vittorio Subilia dovrebbero renderci pensosi tutti, perché ne siamo coinvolti tutti. Perciò sarebbe opportuno che quello che egli ha scritto, con fatica e con sofferenza non lieve, nella sua pregevole produzione teologica, venisse fatto oggetto della lettura o rilettura, anche da parte delle nostre comunità. Sarebbe il modo migliore anche per onorare la sua memoria.


P. V. Panascia
 

Soli Deo Honor et Gloria - pagina principale