"Una crisi grave" del Past. P.V. PanasciaMi sia consentito intervenire per ricordare la scomparsa di un pastore e di un teologo della levatura di Vittorio Subilia che lascia un grande vuoto nel cuore di noi tutti, ma anche una grande ricchezza di pensiero che forse non abbiamo saputo valutare ancora nella sua pienezza. Il mio rapporto di amicizia e di fraternità con lui risale agli anni trenta, quando insieme abbiamo iniziato e compiuto gli studi alla Facoltà di teologia a Roma. Fin da allora egli manifestava, nell'approfondimento e nell'orientamento
dei suoi studi, la linea di pensiero che doveva caratterizzare tutta la sua
vasta produzione teologica degli anni successivi. Essa è così
accentuatamente cristocentrica che, scorrendone le pagine, non si può non
scorgere un continuo preciso riferimento ispiratore alle parole di Paolo:
«Mi proposi di non sapere altro fra voi fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso
»(I Cor. 2: 2).
Che piacere mi farebbe rivederti e parlare un po’ della situazione allarmante in cui siamo: dal Consiglio Ecumenico alla nostra Chiesa. Si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali. Dal 1700 non si era prodotta una situazione di una simile gravità. (Roma 21.2.'88) Le riflessioni di Vittorio Subilia dovrebbero renderci pensosi tutti, perché ne siamo coinvolti tutti. Perciò sarebbe opportuno che quello che egli ha scritto, con fatica e con sofferenza non lieve, nella sua pregevole produzione teologica, venisse fatto oggetto della lettura o rilettura, anche da parte delle nostre comunità. Sarebbe il modo migliore anche per onorare la sua memoria.
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