Il Servo Arbitrio - Introduzione - prima parte - seconda parte - terza parte

CONCLUSIONE

Concludo qui questo libro, pronto, se ce ne fosse bisogno, a trattare ancora questa questione in altre opere; ancorché pensi di averne detto abbastanza per gli uomini pii e per quelli che sono disposti a cedere alla forza della verità. Se infatti noi crediamo che Dio preveda e preordini tutte le cose, non può ingannarsi né essere ostacolato nella sua prescienza e nella sua predestinazione; dunque, nulla può verificarsi se non secondo il suo volere. La ragione stessa è obbligata ad ammetterlo. Dunque, secondo la stessa testimonianza della ragione, non può esserci libero arbitrio né presso l’uomo, né presso gli angeli, né presso alcuna creatura...

Quanto a te, mio caro Erasmo, ti prego in nome di Cristo, di mantenere la tua promessa: hai promesso di cedere di fronte a colui che ti avrebbe insegnato la migliore dottrina I. Rinunzia al rispetto umano. Lo riconosco: sei un uomo eminente, che Dio ha dotato dei doni più numerosi e più nobili, fra i quali menzionerò (per non citare che quelli) l’intelligenza di spirito, la cultura ed una eloquenza miracolosa. Quanto a me, non sono niente, salvo che - forse - potrei vantarmi d’essere un cristiano. Inoltre ti lodo e te ne dò vanto: sei stato il solo a trattare il punto essenziale dell’argomento e di non avermi seccato con questioni estranee al dibattito, come il papato, il purgatorio, le indulgenze o altre simili fandonie con le quali quasi tutti gli altri han tentato di accalappiarmi. Tu solo hai ben visto il punto cruciale della questione, tu solo l’hai trattato; e te ne rendo grazie dal fondo del cuore. Infatti mi occupo volentieri di queste cose quando ne ho il tempo e l’opportunità...

Benché tu possa trattar questo argomento altrimenti di quanto l’hai fatto nella tua Diatriba, mi auguro vivamente che tu, accontentandoti dei tuoi doni, coltivi, favorisca e faccia progredire le lingue e le lettere, come hai fatto fin qui con molto successo e molte lodi. 1 servizi che tu mi hai reso con questi tuoi studi non sono affatto trascurabili; lo riconosco: ti devo molto, e per questo ti ammiro sinceramente. Ma Dio non ha voluto che tu fossi all’altezza dell’argomento trattato e non ti ha concesso i mezzi per adeguatamente parlarne. Ti prego di non vedere in queste parole alcuna arroganza. Prego, anzi, il Signore di renderti presto a me superiore in questo campo teologico, così come tu lo sei già negli altri, specie nel campo filologico. Che Dio si serva di Jethro per istruire Mosè o di Ananias per insegnare a Paolo: ciò non sarebbe affatto una novità...

Tu dici di non aver voluto enunziare affermazioni, ma solamente istituire paragoni I. Ma io ti dico: non si scrivono cose simili se si ha ben penetrato e-ben colto il significato della questione.

Quanto a me, non ho, in questo libro, stabilito paragoni: HO AFFERMATO ED AFFERMO. Non voglio lasciare a nessuno la fatica di pronunziare un giudizio, ma consiglio a tutti di praticare l’obbedienza alla Parola di Dio. Che il Signore, del quale qui si tratta, ti illumini e faccia di te un vaso pregevole per la Sua gloria. Amen.

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