IL SERVO ARBITRIO

Il servo arbitrio - prima parte - seconda parte - terza parte - conclusione

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INTRODUZIONE

Tu dici - o Erasmo - che non ami le affermazioni teologiche assolute e che seguiresti volentieri l’opinione degli scettici.. ma non è da cristiani il temere le affermazioni: al contrario, un cristiano deve essere felice di affermare la sua fede oppure non è un cristiano. E - innanzi tutto - per non giocare sulle parole, cosa significa questa espressione: « Una affermazione teologica? ». Significa: rimanere fermamente attaccati alla propria convinzione, affermarla, confessarla e difenderla fino alla morte con perseveranza. Io non credo che questa parola “assertio” significhi altra cosa in latino né secondo l’uso del nostro secolo... nulla è più noto e più usato presso i cristiani dell’affermazione teologica (assertio). Se tu respingi le affermazioni teologiche, tu respingi il cristianesimo... Infatti, se tu pensi che non sia necessario conoscere la questione del libero arbitrio e che questa questione non abbia nulla a che fare con il Cristo, tu parli bene e tuttavia giudichi come un empio. Se al contrario tu pensi che questa discussione sia necessaria, tu parli come un empio e tuttavia giudichi bene. Ma allora non c’era ragione che tu ti lamentassi circa le affermazioni inutili e le varie discussioni... E’ vero - invece - che un cristiano parlerà piuttosto così: «L’opinione degli scettici mi piace così poco che - se non fosse per l’infermità della carne - vorrei non solo aderire costantemente e pienamente a ciò che dice la Scrittura, ma per di più vorrei possedere la più grande certezza possibile sulle cose non necessarie ed estranee alla Scrittura ». Che c’è - infatti - di più miserevole dell’incertezza?

E che cosa ancora dobbiamo pensare di quest’altro tuo pensiero? Tu dici: « alle loro decisioni io sottometto volentieri sempre il mio sentimento, che io capisca o non capisca ciò che esse mi ordinano ».

Che dici tu mai o Erasmo? Non è sufficiente sottomettere il proprio giudizio alla Sacra Scrittura? Vuoi tu sottometterlo anche ai decreti della Chiesa? Che cosa può ordinare quest’ultima che non sia già ordinato dalla Scrittura?... Riassumendo, mi sembra che risulti dalle tue parole che ti importa poco chi crede questo o quello, purché la pace esteriore sia salvaguardata.

Tu distingui, fra i dogmi cristiani, quelli che è necessario conoscere e quelli che non è necessario conoscere e tu dici che alcuni di loro ci sono nascosti mentre altri ci sono accessibili... Che ci siano in Dio molto cose nascoste che noi ignoriamo ‘ di ciò nessun dubbio.... ma che ci siano nella Scrittura cose oscure ed inaccessibili a tutti , questa e’ una opinione che e stata divulgata dai sofisti empi per bocca dei quali tu parli qui o Erasmo... è con spauracchi di questo genere che Satana ha distolto la gente dalla lettura della Sacra Scrittura ed ha reso questa disprezzabile onde introdurre la sua peste nella Chiesa... Quando sappiamo che tutte le cose contenute nella Scrittura sono situate in piena luce, e insensato ed empio sostenere che sono oscure per via di qualche parola difficile da comprendere. Se in certi passi le parole sono oscure, in altri passi esse sono chiare... Poco importa, quando una cosa è in piena luce, che uno dei suoi segni si trovi nelle tenebre, quando molti altri segni suoi sono illuminati... Perciò tu sbagli quando parli della caverna di Corycios Non è così che si presentano le cose nella Scrittura. E per quel che concerne i misteri più profondi e più sublimi, essi non sono affatto nascosti, ma so presentati ed esposti in pubblico agli occhi di tutti. Cristo infatti ci ha aperto lo spirito onde comprendessimo le Scritture; e l’Evangelo è predicato a tutte le creature. « Il suono della sua voce esce fuori per tutta la terra » (Salmo XIX, 4) «tutto ciò che fu scritto fu scritto per ammaestramento» (Romani XV, 4) ed ancora: « Ogni scrittura è ispirata da Dio e utile per istruirci » (Il Timoteo 111, 16). Io pertanto sfido te e gli altri sofisti a produrre un sol mistero ancora nascosto nelle Scritture. Pertanto, se molte cose restano ancora oscure agli occhi di molti, ciò non è dovuto all’oscurità-della Scrittura ma alla cecità’ di quei molti e alla loro mancanza di intelligenza, essi che non compiono alcuno sforzo per vedere la verità’ splendente . E’ ciò che Paolo dice degli Ebrei nella II Córinzi III, 15: « un velo è stato gettato sui loro cuori ». Ed ancora: « Se il nostro Evangelo è ancora velato lo è per quelli che periscono, per gli increduli dei quali il Dio di questo secolo ha accecato l’intelligenza » (11 Corinzi IV, 3 sg.)...

Ciò che tuttavia è intollerabile è che tu situi la questione del libero arbitrio nel novero di quelle inutili e non necessarie. Tu elenchi le cose che giudichi sufficienti per la pietà cristiana come lo potrebbe fare un qualunque ebreo o un pagano che non conoscesse assolutamente nulla del Cristo. Infatti tu non fai neppure menzione del Cristo, come se tu pensassi che ci possa essere pietà cristiana senza Cristo purché si adorasse con tutte le proprie forze , un Dio sovranamente buono per natura. Che dovrò io dire di ciò o Erasmo?...

E’forse empio, temerario e superfluo, come tu sostieni sapere se la prescienza di Dio è contingente, se la nostra volontà può agire in ciò che riguarda la nostra Salvezza eterna o deve invece soltanto subire l’azione della grazia; se ciò che noi facciamo di bene o di male noi lo facciamo o piuttosto lo subiamo per pura necessita’? Ma allora io ti domando che cosa e ancora da considerarsi come religioso ? Che cosa è ancora importante? Che cosa è ancora utile a sapersi?... Si potrebbe almeno pretendere, anche da un nemico dei cristiani, che sapesse che cosa i cristiani considerano ancora come - utile, e necessario. Ma tu, teologo e dottore dei cristiani, pretendi mostrar loro in che consiste la vita cristiana e non chiedi neppure, malgrado il tuo abituale scetticismo, ciò che possa essere per loro più utile... Che cosa potrai mai tu scrivere di buono e di giusto riguardo al libero arbitrio se le tue parole rivelano una così grande ignoranza della Scrittura e della pietà?

La vita cristiana, come tu la descrivi, implica, tra l’altro, che noi dobbiamo tendere con tutte le nostre forze alla pietà, ricorrere al rinnovo della penitenza e cercar di acquisire con ogni mezzo la misericordia di Dio senza la quale la volontà e lo sforzo umani sono impotenti .

Inoltre, nessuno deve disperare del perdono concesso da un Dio sommamente buono per natura. Parole siffatte, senza il Cristo, senza lo Spirito, sono più fredde dello stesso ghiaccio... E’ empio - tu dici - temerario e superfluo cercar di sapere se la nostra volontà agisca nelle cose che concernono la salvezza eterna, o se essa debba limitarsi a ricevere la grazia agente. Ma tu qui dici il contrario. La pietà cristiana consiste - secondo te - a sforzarsi verso la salvezza; ma la nostra volontà è inefficace senza la misericordia di Dio. Tu - d’altronde - non definisci ciò che bisogna intendere per « agire » e per « subire » e noi ignoriamo ciò che può la nostra volontà e ciò che può la misericordia di Dio, mentre tu pretendi giustamente d’insegnarci cosa sia questa volontà e cosa sia questa misericordia. Così la tua saggezza, quella saggezza che ti ha ispirato la neutralità tra le due parti in causa e ti ha spinto a bordeggiare abilmente tra Scilla e Cariddi, si torce contro se stessa e, sballottato dai flutti dell’alto mare, tu finisci coll’affermare ciò che neghi, pur negando ciò che vai affermando...

Tu domandi di agire; ma ci proibisci di provare, di misurare o di conoscere le nostre forze prima della tenzone, come se ciò fosse temerario, _superfluo empio . E mentre con la tua eccessiva saggezza tu disprezzi gli atti irriflessivi ed ostenti prudenza, arrivi perfino ad insegnare la più grande temerarietà. Infatti, se i sofisti sono insensati e temerari quando discutono di vuoti problemi ‘ peccano tuttavia meno di te che insegni ed ordini di essere temerari ed insensati. E onde la follia sia più grande tu vuoi persuaderci che questa temerarietà è il colmo della pietà cristiana e che in essa risiede la salvezza.

Se noi non facciamo così, tu affermi (tu, il nemico giurato delle affermazioni) che noi siamo empi, temerari e vani; ed hai con ciò fortunosamente evitato Scilla ‘ pur riuscendo a non incappare in Cariddi. E’ la fiducia eccessiva nel tuo giudizio che ti ha condotto lì... Non è dunque empio temerario e vano sapere se la volontà può agire nelle cose concernenti la salvezza: è al contrario, d’importanza capitale per il cristiano. E’ il perno della nostra discussione ; qui si trova il nodo del problema. Ciò che noi cerchiamo di sapere è questo: cosa può il libero arbitrio? Che cosa subisce? Quali sono i suoi rapporti con la grazia divina? Se noi non sappiamo questo, nulla sappiamo di ciò che importa ad un cristiano e noi siamo peggio dei pagani...

Tu vuoi scrivere a proposito del libero arbitrio e cominci col gettare a mare il tutto insieme con le parti. t infatti impossibile sapere ciò che è il libero arbitrio se prima non si sa cosa può la volontà umana, ciò che fa Dio e se la sua prescienza ha o non ha un carattere di necessità... Ma tu spogli questo libero arbitrio, già di per sé così miserabile, di tutti i suoi attributi e non dai alcuna definizione delle questioni che lo concernono, salvo una: esiste il libero arbitrio? E lo fai con argomenti così poveri - come vedremo - che non ho mai letto un libro così debole sul libero arbitrio, salvo - beninteso - l’eleganza dello stile. Su questo punto i sofisti ragionano meglio di te perché, ignorando i fiori della retorica, si attaccano subito alla sostanza del problema del libero arbitrio, dando tutte le definizioni che lo concernono: se è, ciò che è, ciò che può fare , come opera, ecc., anche se il loro tentativo non sortisce a nulla...

Cosa vuoi tu dire quando pretendi che certe verità non devono essere rivelate al volgo? Intendi forse situare nel novero di queste anche la -tesi relativa al libero arbitrio?... Perché allora non sei tu più coerente con te stesso e non abbandoni la discussione? Se tu hai ragione di trattar del libero arbitrio perché biasimi tu quelli che lo fanno? E se non è bene trattar di questa questione, perché tu lo fai? Ma se il libero arbitrio non è del numero dei soggetti da evitare, tu t’allontani una volta di più dalla questione e chiacchieri su argomenti il cui posto non è qui... Per quel che riguarda il tuo primo esempio: non dobbiamo noi insegnare che il Figlio di Dio è stato portato nel seno di una Vergine e che è nato da un ventre materno) Che differenza c’è tra un ventre umano e non importa qual altro luogo impuro?... Cristo non ha forse parimenti a noi avuto un corpo umano simile al nostro? Che cosa c’è di più impuro? Forse che questo ci impedirà di dire che Dio ha corporalmente abitato in Cristo, come fa Paolo? Per il secondo esempio che tu fai, ammetto che ci possa essere qualche cosa di scandaloso nell’insegnare - se lo si insegna - che ci sono tre Dèi. Ma ciò non è vero, e la Scrittura non lo insegna. Sono i sofisti che parlano così e che hanno inventato una nuova dialettica. Ma in che cosa ciò ci concerne? Rimane l’esempio della confessione e dell’assoluzione. A questo proposito io non posso non ammirare con quale meravigliosa prudenza tu sappia difendere la tua tesi ed avanzare - secondo il tuo costume - su punte di spilli in modo da non parer né di condannare puramente e semplicemente la nostra tesi, né di attentare alla tirannia papale... Tu accusi il popolo di abusare della dottrina che noi predichiamo - quella cioè della libertà di confessione e di asservirla alle concupiscenze della carne. Tu pretendi che la confessione obbligatoria impedirebbe questo abuso...

[Ma io ti dico che] le coscienze non sono legate che dal comandamento di Dio onde sia abolita la tirannia papale, la quale con falsi timori tormenta le anime e le uccide e che sottopone il corpo a varie macerazioni . Infatti il Papa ha un bel imporre alla gente la confessione così come impone. altri fardelli, egli non sottomette i cuori, anzi li eccita ancora di più all’odio di Dio e degli uomini. Ed è invano che impone ai corpi crudeli mortificazioni: non riesce ad altro che a fare degli ipocriti. Perciò i tiranni che impongono queste leggi non sono che lupi rapaci, omicidi e ladri di anime. E sono queste persone - o buon consigliere d’anime - che tu vorresti ristabilire presso di noi onde riempiano il mondo di ipocriti, maledicenti e disprezzatori di Dio nel loro cuore, anche se esteriormente con le apparenze salve ... ? Ci sono dici tu - certe malattie, come la lebbra, che e’ più agevole sopportare che guarirne... E’ permesso, secondo te, dire la verità; ma la verità, aggiungi, non e’ utile in tutti i tempi, in ogni luogo e per non importa chi. Ah! Come sai parlare bene! Malauguratamente tu non sai quel che ti dici... Tu credi che per salvare la pace esteriore conviene essere pazienti e fare concessioni onde evitare che il mondo sia turbato... Se tu puoi scrivere simili cose vuol dire che non leggi le Scritture con sufficiente attenzione: altrimenti tu avresti notato che la vera natura della Parola di Dio è di suscitare continuamente una rivoluzione nel mondo. E’ ciò che afferma pubblicamente il Cristo dicendo: « Non sono venuto a portar pace ma spada » (Matteo : X, 34)... Il mondo che ha per Dio Satana non può e non vuole sopportare la parola del vero Dio. Il vero Dio non può e non vuole tacere. E quando Dio e Satana entrano in guerra come non potrebbe esserci una grande rivoluzione nel mondo intero? Voler soffocare la rivoluzione è voler cacciare dal mondo la Parola di Dio. Infatti la Parola di Dio viene per trasformare e rinnovare il mondo intero... Quanto a me, se io non vedessi questi rivolgimenti, direi che la Parola di Dio non è nel mondo. Ma siccome li vedo mi rallegro fin nel fondo del cuore, certo come sono che il regno del Papa e dei suoi satelliti crollerà, grazie alla Parola di Dio che penetra dappertutto. Vedo bene, o Erasmo mio caro, che in molte tue opere tu ti lamenti di questi sconvolgimenti e ti rammarichi che pace e concordia stiano sparendo dal mondo... E’ dunque a ciò che mira la tua bella sentenza: « Ci sono malattie che è meglio sopportare che guarirne, dato che la loro guarigione comporterebbe mali peggiori». Ma tu fai un cattivo uso del tuo paragone. Avresti dovuto dire: « Le malattie che conviene sopportare sono appunto questi rivolgimenti , queste rivoluzioni, queste sedizioni , queste discordie, queste guerre , in altre parole tutte quelle cose che fanno saltare in aria il mondo e lo dilacerano a causa della Parola di Dio. Val meglio - infatti - soffrire mali temporanei piuttosto che lasciar sussistere false dottrine destinate necessariamente a produrre la perdita delle anime se queste non son trasformate dalla Parola di Dio... Per ciò che concerne il dogma della libertà di confessione e di assoluzione tu neghi oppure ignori come essa sia fondata sulla Parola di Dio. Noi sappiamo tuttavia con ogni certezza che la Parola di Dio afferma e proclama la libertà del cristiano, onde le leggi umane non lo imprigionino nei legami della servitù. t ben ciò che noi abbiamo sempre, in svariate occasioni, sostenuto ed insegnato; e se tu lo desideri, siamo pronti ancora o a discuterne con le o ad esportelo dettagliatamente. I libri nei quali noi abbiamo trattato della questione non mancano.

Citi poi assai male a proposito la frase di Paolo: « Tutto mi è permesso, ma non tutto è utile» di 1 Corinzi VI, 12. Infatti, in questo passo, Paolo non parla della dottrina della verità che deve essere insegnata (contrariamente alla tu falsa affermazione ). Ciò che Paolo vuole è che la verità sia annunziata in tutti i tempi, in ogni luogo ed in ogni modo; giunge fino al punto di rallegrarsi che il Cristo sia predicato « comunque sia » ed anche « in uno spirito di contestazione ». « Che importa - egli dice - Cristo è comunque annunziato, me ne rallegro e me ne rallegrerò ancora » (Filippesi 1, 15, 18). Ma nel versetto che tu citi, Paolo parla dell’uso che si deve fare della dottrina e parla specialmente di quelli che si vantano della loro libertà cristiana, non cercando che il proprio bene e non preoccupandosi degli scandali che possono suscitare nell’animo dei deboli. La Verità e la dottrina devono essere predicate sempre, apertamente e costantemente; non si deve edulcorarle o passarle sotto silenzio poiché in esse non c’è alcun motivo di scandalo. Esse sono uno scettro di giustizia.

Ti ho già dimostrato che tutte le verità contenute nelle Scritture sono accessibili a tutti e sono necessarie per la salvezza. P- d’altronde ciò che tu stesso hai scritto e sostenuto nella tua Paraclesis : allora eri certamente più ispirato di oggi... Ed è questa medesima umana saggezza che ti fa dire che se un Concilio ha adottato una decisione errata, non lo si deve denunziare apertamente onde questa stessa critica non conduca a disprezzare l’autorità dei venerabili padri. Ecco qui una frase che deve far piacere al Papa: egli preferisce di certo ascoltare simili dichiarazioni piuttosto che ascoltare l’Evangelo. Sarebbe un Papa ingrato se non ti concedesse il cappello cardinalizio con tutti i benefizi che questa concessione comporta!... . Ma bisogna ,Considerare l’autorità dei Padri come indifferente e respingere tutte le decisioni che non sono conformi ala parola di Dio. Infatti Cristo è superiore all’autorità dei padri. Riassumendo: se la tua opinione concerne la Parola di Dio, questa opinione è empia; se essa concerne - invece - altre cose, non dobbiamo neppure parlarne. E’ la Parola stessa di Dio che agisce. Verso la fine della tua introduzione tu cerchi seriamente di distoglierci da questa dottrina e sembri quasi sicuro di aver riportato la vittoria. Cosa c’è di più inutile - dici tu - che di portare questo paradosso a conoscenza di tutti e di affermare pubblicamente che tutto ciò che noi facciamo risulta non opera del nostro libero arbitrio ma di una pura necessità? Tu citi le parole di Agostino: « t Dio che determina in noi il bene ed il male; sono le sue buone opere che Egli ricompensa in noi e sono le sue cattive azioni che Egli punisce in noi » e ti dilunghi sulle funeste conseguenze di questa dottrina che aprirebbe - dici tu - largamente la strada all’empietà . Quale malvagio vorrà più condurre una vita migliore? Chi potrà credersi amato da Dio? Chi lotterà ancora contro gli assalti della carne?

... Mio caro Erasmo, te lo ripeto una volta di più: se tu reputi che questi paradossi sono invenzioni. umane, perché compi tu sforzi così appassionati per combatterli?... Ma se tu reputi che questi paradossi sono parole divine, non dovresti vergognarti? Che cosa son diventati presso di te il timore ed il rispetto dovuti a Dio se osi dire: « Non c’è nulla di più inutile che insegnare la Parola di Dio »? Senza dubbio il Creatore deve apprendere da te - sua creatura - ciò che è utile e ciò che è inutile predicare! Questo Dio stupido ed ignorante non sapeva ciò che conveniva insegnare finché è venuto Erasmo ad insegnarglielo! Come se Dio non conoscesse, prima che tu glielo indicassi, le conseguenze di questo paradosso)!...

Chi dunque - dici tu - si sforzerà di correggere e di migliorare la sua vita? Rispondo: nessuno lo può; infatti quelli che pretendono di farlo senza l’aiuto dello Spirito sono degli ipocriti che Dio abbandona alla loro sorte. Gli eletti e gli uomini pii saranno corretti e migliorati grazie allo Spirito Santo; quanto agli altri essi periranno senza esser stati corretti. Agostino - d’altronde - non dice affatto che nessuna opera umana o che tutte le opere umane sono ricompensate, ma che le opere di qualche uomo lo saranno . Ci saranno dunque alcuni uomini che emenderanno e miglioreranno la loro vita.

Chi può credersi amato da Dio? dici tu ancora. Rispondo: nessun uomo può crederlo; ma gli eletti lo crederanno, e gli altri - quelli che non lo credono- saranno perduti e bestemmieranno contro Dio, come fai tu nel tuo libro . Ci saranno pertanto alcuni uomini che crederanno. Ma se questi dogmi aprono la via all’empietà, eh bene, che cosà sia! t un effetto di quella lebbra della quale parlavamo più su e che val meglio sopportare che volerne guarire. Ma è anche grazie a questi dogmi che si aprirà per gli eletti e gli uomini pii la porta che conduce alla giustizia e che conduce al cielo ed a Dio.

... Qual è dunque - dirai tu - l’utilità o la necessità di divulgare questa dottrina quando può risultarne del male? Risponderò semplicemente: è sufficiente che Dio l’abbia voluto; noi non-dobbiamo ricercare le ragioni della volontà’ divina , ma adorare questa volontà’ e rendere gloria a Dio .Infatti Dio, siccome e’ giusto e saggio , non può far nulla che non sia giusto e saggio, anche se ai nostri occhi non sembra che sia così. Questa risposta deve essere sufficiente agli uomini pii. Ma, in più, ti darò ancora due ragioni che giustificano la necessità di predicare questa dottrina. La prima è l’umiliazione del nostro orgoglio e la conoscenza della grazia di Dio. La seconda e’ la fede cristiana stessa. In primo luogo - infatti- e’ certo che dio ha promesso la sua grazia agli umili di cuore, vale a dire a quelli che confessano il loro peccato e la loro miseria. Ma l’uomo non può umiliarsi veramente finché non saprà che i suoi sforzi e le sue risoluzioni, la sua volontà e le sue opere non servono a nulla, ma che la sua salvezza dipende unicamente dalla decisione, dalla volontà e dall’azione di Dio... In secondo luogo, la fede concerne cose che non si vedono . Per conseguenza c’è fede solo se le cose alle quali io credo sono nascoste. Ma dove sarebbero meglio nascoste queste cose che sotto un’apparenza, un sentimento o un’esperienza contraria? Se dunque Dio vuol renderci viventi, ci uccide; se vuole giustificarci lo fa rendendoci colpevoli; se vuole aprirci il cielo, ci piomba nell’inferno; come dice la Scrittura: « L’Eterno fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire » (I Sam. 11, 6)... Così Dio nasconde la sua bontà e la sua misericordia sotto la collera eterna e la sua giustizia sotto l’iniquità. t proprio qui che è richiesto il più alto grado di fede: credere che sia clementi Colui che salva così pochi uomini e ne danna un sì gran numero...

Tu dici che il libero arbitrio non ha che una forza minima, al punto di essere inefficace senza la grazia di Dio. Proprio questo che tu affermi? Allora ti pongo questa domanda e ti prego di rispondere: « Che cosa può fare, questa forza minima se la grazia di Dio le viene a mancare? ». Resta inefficace - dici tu - e non fa nulla di buono. Dunque, questa forza non farà nulla di ciò che Dio (o la sua grazia) vuole, poiché noi abbiamo riconosciuto che la grazia le viene a mancare. Ma tutto ciò che non è fatto dalla grazia di Dio non può essere buono. Dal che ne segue che il libero arbitrio, privato della grazia di Dio, non è libero, ma prigioniero e schiavo del male, dato che non può, da solo, volgersi verso il bene. Verso la fine della tua introduzione tu dici che, seguendo l’esempio di Paolo, dovremmo predicare Cristo crocifisso e la sapienza per quelli che son maturi; che il linguaggio della Scrittura è adattato all’intendimento dei diversi uditori ai quali si rivolge e che è di ciascun predicatore, guidato dalla saggezza e dall’amore cristiano, insegnare ciò che può convenire al prossimo. Tutto ciò non è esatto e testimonia della tua ignoranza. Infatti anche noi non insegniamo altro che Cristo crocifisso. Ma Cristo crocifisso porta con sé tutte queste cose, ivi compresa la sapienza che si deve predicare presso quelli che son maturi... Più avanti tu citi queste espressioni della Bibbia: « Dio si mette in collera, Dio odia, Dio si affligge, Dio ha pietà; Dio si pente » e dici che nessuna di queste espressioni si addice a Dio. Ma ciò è quel che si chiama cercare difficoltà là dove non ce ne sono. Queste espressioni non rendono la Scrittura oscura e non obbligano ad adattarli ai diversi uditori, a meno di voler gettare l’oscurità _la dove non c’e’ ne. Queste sono espressioni grammaticali e figure retoriche che tutti i fanciulli conoscono. Ma è di dogmi che noi trattiamo e non di espressioni grammaticali.

Proprio all’inizio della discussione tu prometti di appoggiarti sugli scritti canonici, dato che Lutero non accetta alcuna altra autorità. Sta bene; prendo atto della promessa, ancorché essa significhi non già che tu consideri gli autori non canonici come inutili, ma che vuoi solo evitare un lavoro inutile. Infatti tu non approvi la mia audacia o la mia temerarietà. Tu infatti sei impressionato dal numero dei sapienti teologi, riconosciuti per consentimento unanime di tanti secoli, fra i quali trovi esegeti esperti nella conoscenza della Scrittura, trovi santi, qualche martire, molti uomini celebri per i loro miracoli. Aggiungivi ancora i teologi recenti, le numerose scuole, i concili, i vescovi, i papi. In totale: da un lato si trovano l’erudizione, lo spirito, il numero, la grandezza, l’elevazione, la forza, la santità, i miracoli, e che so io ancora. Dalla parte di Lutero invece non ci sono che Wyclif e Lorenzo Valla, ancorché Agostino - che tu passi sotto silenzio - sia interamente dalla mia. Ma questi pochi qua - per te - non hanno peso di fronte a quei molti là. Rimane dunque il solo Lutero, un povero isolato, un uomo recentemente apparso con i suoi amici, presso i quali non c’è ne quella erudizione , né quella intelligenza, né quel numero, né quella grandezza, né quella santità, né quei miracoli e che pertanto non sarebbero capaci di guarire neppure un cavallo zoppo .

Riconosco, mio caro Erasmo, che sei giustamente colpito da tutto ciò. Sono ormai più - di dieci anni che anch’io sono colpito e penso che non ci sia nessuno che possa essere più di -me e più’sconvolto... Dio, che conosce il mio cuore, sa che sarei rimasto dove ero se la voce della mia coscienza e l’evidenza delle cose non mi avessero obbligato a parlare... Ma non è questo il luogo per scrivere una storia della mia vita o delle mie opere: se ho incominciato questo lavoro non è per farmi valere, ma per esaltare la grazia di Dio. Chi io sia o quale spirito mi abbia spinto ad agire, è Dio che lo sa: Egli sa anche che tutto ciò si compie per sua volontà e non certo per mio volere...

D’accordo dunque: noi siamo semplici uomini e voi personaggi importanti; siamo un piccolo gruppo e siete legione; siamo ignoranti e siete eruditi; siamo incolti e siete ripieni di spirito; siamo nati ieri e siete vecchi come Deucalione ; non siamo mai stati accettati e voi siete stati approvati per secoli. Infine, noi siamo peccatori, carnali, senza intelligenza; e voi per santità, spirito e miracoli ispirate paura anche ai demoni. P- inteso. Ma concedeteci almeno il diritto che si riconosce ai Turchi e agli Ebrei: cioè’ di chiedervi conto della vostra dottrina, come il vostro Pietro vi ha ordinato. La nostra domanda e’ stata modesta: ... diteci dunque quale specie di opere questa forza del libero arbitrio esige che si facciano e quali opere produce... Non solo non siete capaci di portarci un esempio qualunque, ma anzi - cosa inaudita - voi non potete neppure dimostrare chiaramente la natura del vostro « libero arbitrio », onde noi si possa per lo meno rappresentarcelo. 0 i bei dottori del libero arbitrio! Cosa siete voi dunque se non una voce e null’altro che una voce?...

Sarebbe incredibile secondo te che Dio avesse lasciato la sua Chiesa nell’errore per così tanti secoli e che non. avesse rivelato ad alcun santo ciò che costituisce - ai nostri occhi - l’essenza della dottrina evangelica. Innanzi tutto noi non diciamo che Dio abbia tollerato questo errore nella sua Chiesa né presso alcuno dei santi. La Chiesa -infatti - è retta dallo Spirito di Dio ed i santi sono condotti dallo Spirito, come dice Paolo in Romani VIII, v. 14... Ma qui occorre subito chiarire un equivoco. ciò che tu chiami Chiesa, è veramente Chiesa?... Al tempo del Profeta Elia tutta la comunità israelitica era caduta nell’idolatria al punto che Elia credeva d’essere rimasto il solo credente ; tuttavia, mentre, capi, preti, profeti e tutto ciò che poteva essere chiamato popolo o Chiesa di Dio era perduto, Dio si riservò settemila uomini. Ma chi riconobbe allora che quegli uomini erano il popolo di Dio? Chi dunque oserà negare che Dio si sia riservato una Chiesa nel popolo, al disotto degli uomini ragguardevoli e titolati da te citati, ed abbia lasciato cadere questi ultimi nell’errore, come fece con il regno d’Israele? Infatti Dio è abituato a colpire l’élite d’Israele e ad uccidere i migliori di essi , e conservare invece i disprezzati che formano il resto d’Israele, come dice Isaia . Che cosa è dunque accaduto al tempo di Gesù Cristo stesso, quando tutti gli apostoli si scandalizzavano e lo abbandonavano 21 , quando era rinnegato e condannato da tutto il popolo, mentre, appena due o tre persone, Nicodemo, Giuseppe ed il ladro, ne erano salvati presso la croce? Queste persone che lo rinnegavano non eran forse chiamate « il popolo di Dio »? E rimasto, infatti, un popolo di Dio, ma non gli si è dato questo nome; e quello al quale è stato dato questo nome non era, in realtà, il popolo di Dio.

Chissà se, fin dall’origine, non è stata questa la situazione permanente della Chiesa di Dio: gli uni eran chiamati « popolo di Dio » e « santi di Dio » e non lo erano; gli altri, quelli che Dio si era riservati, non erano chiamati « popolo di Dio », così come ci dimostrano le storie di Caino ed Abele, di Ismaele ed Isacco, di Esaù e Giacobbe”. Ricordati ancora il tempo dell’arianesimo, nel qual. appena cinquanta erano i vescovi rimasti cattolici nel mondo intero: eppure anche questi furono cacciati dalla loro cattedra, mentre gli Ariani tenevano il governo della Chiesa. Cristo non ha di meno conservato la sua Chiesa durante il trionfo delle eresie, ma essa non era considerata come tale. E sotto il regno del Papa mostrami un sol vescovo che abbia esercitato il suo ufficio, mostrami un sol concilio nel quale non si sia discusso che delle cose di Dio e non invece di cappelli, di dignità, di prebende e di altre bazzecole profane che nessuno, a meno di essere folle, potrebbe attribuire allo Spirito Santo.

Eppure quella gente lì è chiamata « la Chiesa », benché siano figli della dannazione e non della Chiesa. Tuttavia, al di sopra di loro, Dio ha conservato una Chiesa, benché essa non portasse il nome di chiesa . Quanti santi pensi tu che gli inquisitori hanno bruciato da qualche secolo a questa parte? Pensa a Giovanni Hus Il ed ai suoi; non c’è dubbio che all’epoca loro son vissuti molti uomini pii e santi, animati dal medesimo Spirito...

La vera chiesa, mio caro Erasmo, non è un termine così corrente come il termine Chiesa di Dio ;ed i veri « santi di Dio » si trovano assai meno frequentemente di quelli ai quali si dà questo titolo. Sono perle e gioie che lo spirito non getta ai porci , ma tiene nascoste onde l’empio non veda la gloria di Dio... Io non dico che rifiuto di considerare come santi o come membri della Chiesa di Dio quelli che tu citi, dico soltanto che ciò non è certo e che non lo si può dimostrare, se qualcuno avanzasse dubbi. Perciò la loro santità non costituisce una ragione sufficiente per affermare la verità di una dottrina. lo voglio ben chiamarli santi e considerarli tali; voglio ben considerarli come membri della Chiesa: ma se ciò faccio lo faccio in virtù della carità cristiana e non della fede. Infatti la carità che non sospetta il male e che crede tutto , vuole che io faccia il più largo credito al mio prossimo e che chiami « santi » tutti quelli che sono stati battezzati...

Se consideriamo scienza ed erudizione ci son sapienti dottori dalle due partì; se consideriamo la vita ci son peccatori da entrambe le parti; se ci riferiamo alla Scrittura, tutte e due le parti rivendicano di considerarla come la loro autorità. Infatti non è sulla Scrittura che verte la nostra discussione, bensì sul senso che convien darle (poiché - tu dici - essa non è sufficientemente chiara) . Orbene: da tutte e due le parti non ci son che uomini... restiamo perciò nel dubbio... non faremmo bene -di schierarci dalla parte degli scettici? Tu te la cavi abilmente dicendo che non puoi affermare nulla di certo ma che cerchi e vorresti apprendere la verità: in attesa ti volgi verso il partito che afferma il libero arbitrio fino a quando beninteso la verita si manifesterà! A tutto ciò rispondo: tu non dici tutto quello

che ci sarebbe da dire. Infatti non è per mezzo della scienza, della vita, del dignità, dell’ignoranza, del l’assenza di cultura, né per mezzo del piccolo numero e dell’umiltà che noi proviamo gli spiriti. lo non approvo quelli che si vantano di essere i soli detentori dello Spirito e ho dovuto proprio quest’anno( ed ancora adesso) sterrare una violente contro questi fanatici che interpretano le scritture sottomettendole al proprio loro spirito.

E anche per questo che ho combattuto il Papa. Sotto il suo regno s’è diffusa l’opinione - divenuta comune - secondo la quale le Scritture essendo oscure ed ambigue , si deve chiedere alla sede romana la vera interpretazione...

Noi diciamo dunque: gli spiriti devono essere provati da un doppio giudizio. Innanzi tutto, un giudizio interiore grazie al quale ogni uomo, illuminato dallo Spirito Santo o da un dono particolare di Dio in vista della sua salvezza, giudica e discerne con certezza le dottrine, così come dice l’apostolo in I Corinzi II, (v. 15): « L’uomo spirituale giudica di tutto e non è giudicato da nessuno »... e questo giudizio non può essere giovevole che a colui che lo formula... Il secondo giudizio è un giudizio esterno, in virtù del quale noi giudichiamo gli spiriti e le dottrine non solo per noi stessi, ma anche per gli altri ed in vista della loro salvezza.

Questo secondo giudizio spetta a quelli che esercitano il ministero della Parola, della predicazione e dell’insegnamento, e ce ne serviamo quando si tratta di confermare quelli che son deboli nella fede e quando dobbiamo convincere i contraddittori ... Noi diciamo dunque che la Scrittura deve essere il giudice che mette alla prova tutti gli spiriti nella Chiesa I’. Infatti i cristiani devono essere fermamente rassicurati su questo punto: la Scrittura santa è una luce spirituale ben più chiara del sole , specialmente per le cose concernenti la salvezza o che è necessario conoscere...

Se dunque il dogma del libero arbitrio è oscuro o ambiguo è perché non concerne ne i cristiani ne la scrittura ; bisogna per conseguenza abbandonarlo e metterlo nel novero di quelle favole a proposito delle quali i cristiani litigano e che Paolo ordina di evitare . Se, al contrario, questo dogma concernesse i cristiani e le Scritture, dovrebbe essere chiaro, evidente e luminoso coma §no tutti gli altri articoli di fede ...

Tu poni due affermazioni ... Da un lato dici che questi uomini santi, più sopra citati, son degni d’ammirazione per la loro conoscenza delle Scritture, la loro vita ed il loro martirio. D’altra parte ti lasci andare a dire che la Scrittura non è chiara... Io ti dico che entrambe le tue affermazioni sono false: la Scrittura infatti è perfettamente chiara ed inoltre tutti quei dottori, nella misura in cui hanno affermato il libero arbitrio, non hanno confermato questa dottrina né con la loro vita, né con la loro morte, ma soltanto con ía loro penna in un momento di smarrimento del loro spirito... Se la Scrittura è oscura, come tu dici, è impossibile trovarvi una definizione precisa del libero arbitrio: tu stesso ne sei testimone...

Avrei dunque potuto - su queste considerazioni - metter fine a questa discussione sul libero arbitrio... Tuttavia, siccome Paolo ci ordina di chiudere la bocca ai cianciatori I’, ci attaccheremo all’oggetto stesso della disputa. Per far ciò seguiremo l’ordine della Diatriba. Innanzi tutto, confuteremo i tuoi argomenti in favore del libero arbitrio; poi difenderemo gli argomenti che tu pretendi aver confutato; infine combatteremo contro il libero arbitrio, per’ la grazia di Dio.

Il servo arbitrio - prima parte - seconda parte - terza parte - conclusione

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