Al maestro del coro. di Davide, servo dell'Eterno. Il peccato dell'empio dice al mio cuore:«Non c'è alcun timore di DIO davanti ai suoi occhi 2 Poiché egli illude se stesso nel ricercare la sua colpa e detestarla. 3 Le parole della sua bocca sono iniquità e inganno; egli ha cessato di essere savio e di fare il bene. 4 Egli trama iniquità sul suo letto; si mette su una via che non e buona e non aborrisce il male». 5 O Eterno, la tua benignità giunge fino al cielo e la tua fedeltà fino alle nuvole. 6 La tua giustizia è come i monti di Dio, e i tuoi giudizi sono come un grande abisso. O Eterno, tu conservi uomini e bestie. 7 O DIO, quanto è preziosa la tua benignità! Perciò i figli degli uomini si rifugiano sotto l'ombra delle tue ali; 8 essi si saziano dell'abbondanza della tua casa, e tu li disseti al torrente delle tue delizie. 9 Poiché presso di te è la fonte della vita, e per la tua luce noi vediamo la luce. 10 Prolunga la tua benignità verso quelli che ti conoscono e la tua giustizia verso quelli che sono diritti di cuore. 11 Non mi venga addosso il piede del superbo e la mano degli empi non mi porti via. (Salmo 36).

Un teologo cattolico molto conosciuto in Italia, Monsignore Gianfranco Ravasi in un suo commentario sul libro dei Salmi che non esito a definire un autentico capolavoro così si esprimeva a proposito di questo testo : Questa breve composizione disegna con toni differenti quel mosaico di corruttibilità e di innocenza, di odio e di amore, di bestemmia e di preghiera che è l’ umanità. All'«abisso della malizia» si oppone l'«abisso della bontà» di Dio e innalza accanto al grido pieno di disprezzo del peccatore, il lamento del giusto che, però, è totalmente abbandonato a Dio, sorgente che disseta, luce che illumina.

In effetti se si esamina questo testo, ci si può agevolmente rendere conto e che esso si polarizza su una antitesi tra due dimensioni, da una parte quella della storia degli uomini, la nostra storia insomma che appare incentrata e concentrata sull’egoismo esistenziale e che pone se stessa e l’amore per se stessa al centro dell’universo e dall’altra il mondo incentrato e polarizzato su Dio, fonte della vita.

Si potrebbe esprimere l’ antitesi tra queste due dimensioni come la espresse il più grande teologo del primo millennio Agostino di Ippona, quando nella sua opera De Civitate Dei contrapponeva appunto alla civitas terrena la civitas Dei.

Agostino, che scriveva questa opera nel momento preciso in cui l’impero romano stava crollando sotto la spinta delle invasioni barbariche, così si esprimeva: Esistono dunque due Città differenti e contrarie; quella degli uomini che vivono secondo la carne, quella degli uomini che vivono secondo lo spirito: e si può anche dire quella degli uomini che vivono secondo l'uomo, e quella degli uomini che vivono secondo Dio.L'amore di sè, pertanto fino al disprezzo di Dio, generò la Città terrena; l'amore di Dio, portato fino al disprezzo di se stesso, generò la Città celeste. Quella pone la sua gloria ,in sè: questa in Dio: l'una cerca la gloria dagli uomini, l'altra pone la sua gloria in Dio, testimone della sua coscienza.

Il rileggere questo salmo oggi a distanza di oltre 15 secoli da Agostino, in una situazione completamente mutata può essere tuttavia utile se é vero, come sono anch’io convinto che le situazioni in fin dei conti si ripetano.

Non ci troviamo ancora oggi in un periodo cruciale della nostra storia?

Non assistiamo ancora oggi alla colossale antitesi tra due visioni della vita , una delle quali pone se stessa al centro dell’universo e un altra che trova in Dio la sua sorgente e la sua ragione d’essere?

Il parlare oggi del fatto che l’Iddio vivente è la sorgente dell’essere, un motivo che dai Salmi all’apocalisse percorre tutta la S.S. può sembrare del tutto stonato e al limite compromettente, come una indebita e non giustificata fuga di borghesi satolli dalle responsabilità che come cittadini di questo mondo siamo chiamati ad assumere.

Dio la fonte della vita? Dio la sorgente del nostro essere?

Dio, in altre parole, il punto di riferimento ineliminabile e necessario della nostra esistenza? No grazie, potremmo rispondere con sorpresa e un malcelato senso di compatimento nei confronti del nostro interlocutore.

Ma ben altri elementi sono la sorgente e il fondamento della nostra esistenza! Ben altri elementi costituiscono la spina dorsale e la raison d’etre della nostra vita.

Ne possiamo elencare alcuni senza avere la pretesa di essere esaustivi:

Il consumismo più sfrenato.

Il desiderio di avere successo e di acquisire una posizione di sempre maggiore benessere non importa a che costo.

Il nostro personale tornaconto.

L’ansietà di divertirsi anche qui a tutti i costi , ansietà questa che talvolta giunge fino alla più parossistiche espressioni di vera e propria dipendenza.

La soggezione a forme di superstizione, e dipendenza dalla magia. In una recente statistica fatta in Italia è stato calcolato che oltre un quinto della popolazione italiana si rivolge a maghi, indovini e cartomanti per avere una indicazione per il proprio futuro.

Dio la fonte della vita? Dio la sorgente del nostro essere? No grazie , ci sentiamo oggi ripetere.

Ma c’è forse un luogo o un momento in questo nostro tempo così secolarizzato nel quale questa parola, che si esprime in un semplice monosillabo, Dio sia presa sul serio, venerata e pregata?

Personalmente nutro qualche dubbio al riguardo.

Negli stessi ambienti ecclesiastici, scriveva il teologo valdese Vittorio Subilia, Dio non è certo rinnegato, è senza dubbio presupposto come implicito , ma appunto soltanto come implicito senza che si provveda alle necessarie esplicitazioni, perché l'interesse è altrove, in un arco di motivi e di interessi che possono apparire tra loro contrastanti pur essendo legati da un vincolo sotterraneo. Ciò che è considerato soltanto implicito e che non si sente l'esigenza di ripensare e dì confessare, rapidamente perde dì autorità, di capacità determinante- come un muscolo non esercitato entra in stato di disfunzione e di atrofia. Come diceva Bernanos: « Non si perde la fede, essa cessa di dare forma alla vita, questo è tutto » .

L'ateismo comincia quando la fede cessa di determinare l'esperienza totale della realtà, quando non conferisce una impostazione teologica a tutti gli elementi dell'esistenza e all'esistenza nel suo insieme. E’ stato osservato giustamente: « Il Dio che non è presente al centro della vita cristiana, ben presto non è più presente neppure ai suoi margini... Ciò che non opera più in maniera pregnante sulla vita stessa, diventa senza vita ».

Anche se si può non essere d’ accordo con F. Nietsche quando provocatoriamente si chiedeva che cosa sono ancora le chiese se non le tombe e i monumenti funerari di Dio? , penso che questa analisi colga nel segno. Ne volete una prova? Prendete qualsiasi giornale ecclesiastico e ditemi quante volte la parola Dio compare. Sicuramente non tra quelle ai primi posti.

La verità è che le nostre chiese mancano spesso di quel presupposto fondamentale , di quella dimensione e di quella proiezione necessaria fondamentale che può’ essere data soltanto dall ’amore per Dio, fonte della vita , un amore che non e’ limitato ad un settore del nostro essere , il sentimento , ma coinvolge tutta la gamma della vita umana perche riguarda non il cuore , ma la mente e la totalità del nostro essere più profondo.

Se questo è vero, e la scarsa partecipazione dei cosiddetti fedeli alle funzioni domenicali ne è l’esempio più che eloquente, che senso ha oggi ripetere queste parole: in Te è la sorgente della vita?

Non vi è qualcosa di stonato in questa rievocazione di un messaggio, quale quello contenuto in questo salmo, che sembra essere uscito da un mondo inabissatosi secoli addietro , portatore di valori nei quali più nessuno mostra di credere?

Non sarebbe molto meglio ignorare questo testo , come del resto è stato fatto, sviando l’attenzione su qualche cosa di diverso?

Care sorelle e cari fratelli,

questo testo che è stato scelto per la settimana di preghiera per l’unita dei cristiani è un testo chiave , perché nella sua scarna semplicità ci indica una realtà, che noi non possiamo dare per scontata nelle nostre chiese e che rappresenta il nucleo della nostra fede comune: Dio è la fonte della vita, non soltanto in senso lato, perché di questo ne siamo coscienti ma anche in senso specifico, del nostro essere cristiani, della nostra vocazione , del nostro essere qui in questo momento insieme.

La confessione della signoria di Dio sulla storia e della sua ineluttabilità e necessità deve essere parte essenziale e fondamento dell’ecumenismo.

Laddove nelle nostre funzioni ecumeniche questa fame e questa sete per l’Iddio vivente, questo bisogno di porre Dio e soltanto Dio al centro dell’ esistenza non emergesse e , al contrario ci si limitasse puramente e semplicemente ad un atteggiamento di compiacenza nei confronti di noi stessi , questo nostro pregare, cantare ed ascoltare insieme la parola di Dio avrebbe perduto gran parte del suo senso.

Dio e la fonte della vita, lo dobbiamo ripetere a voce alta, senza farci soffocare dal timore di sembrare dei nostalgici o degli inguaribili sentimentali. Dio è il fondamento della nostra fede. In Lui e con Lui tutto è possibile, senza di Lui niente è possibile.

Vorrei concludere questo sermone con una citazione tratta dal celebre libro le confessioni, nel quale un teologo che ho sempre amato per la sua dottrina sulla grazia Agostino di Ippona manifestò in maniera eccelsa questa centralità di Dio nella sua vita.

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la Tua virtù, e la Tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarTi, una particella del Tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che Tu resisti ai superbi . Eppure l’uomo, una particella del Tuo creato, vuole lodarTi. Sei Tu che lo stimoli a dilettarsi delle Tue lodi, perché ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te.

Queste parole cosi dense di significato furono riprese dal riformatore Giovanni Calvino: Questa vita caduca, che tosto finirà, non dev'essere che una meditazione d'immortalità. Ora non si può trovare in nessun luogo vita eterna e immortale se non in Dio. E’ necessario, dunque, che la principale cura e sollecitudine della nostra vita sia di cercare Dio, di aspirare a Lui con tutto l'affetto del nostro cuore e di non riposare che in Lui.

L’ ecumenismo cari amici non può essere altro che quello che cerca Dio e niente altro che Lui.

L’ ecumenismo vive nel fuoco di questa ricerca, nell’inquietudine, nella nostalgia, nell’indignazione e nell’amore che essa suscita.