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I
fondamenti della Riforma del XVI secolo:SOLUS CHRISTUS
(SOLTANTO CRISTO)
Proseguendo in questo numero le nostre riflessioni sui
principi ispiratori della Riforma Protestante, parleremo del
secondo pilastro, che in latino suona " Solus Christus", vale
a dire, soltanto Cristo.
Per
la totalità delle chiese cristiane Gesù Cristo è la persona
sulla si concentra la fede e la riflessione.Credo in Gesù
Cristo, Suo Figliolo Unigenito , Signore Nostro, il quale fu
concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patí
sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso morí e fu sepolto; discese
nel soggiorno dei morti, il terzo di risuscitò , salí al
cielo, siede alla destra di Dio, Padre Onnipotente; di la’ ha
da venire a giudicare i vivi e i morti, così recita il
cosiddetto credo Apostolico. Senza Gesù Cristo il
cristianesimo non sarebbe lontanamente pensabile.
Per
esprimere in maniera razionalmente adeguata la centralità
della persona di Cristo e il Suo rapporto con l’Iddio Santo ed
Inaccessibile della rivelazione antico-testamentaria, le
chiese cristiane hanno concentrato gran parte delle loro
energie per almeno 5 secoli esprimendo documenti di
eccezionale valore teologico, basti pensare ai Credi di Nicea
(325), Costantinopoli (381) e Calcedonia (451) , che ancora
oggi rappresentano il denominatore comune di gran parte delle
chiese che fanno parte del Consiglio Ecumenico di Ginevra .
Eppure, se tra le chiese cristiane sussiste un consenso di
fondo circa l’essenzialità della persona di Cristo, non
altrettanto avviene per quanto concerne la Sua esclusività.
Soltanto Cristo, questa è stata la parola d’ordine delle
chiese nate dalla Riforma del XVI secolo. Non per nulla , come
Vittorio Subilia faceva argutamente notare , l’incomprensione
per i protestanti e per il loro Solus ha preso la forma del
sarcasmo, per cui vennero chiamati i solarii.
Questa insistenza sul ruolo e unico ed irripetibile della
persona di Cristo ha trovato espressione in innumerevoli
confessioni e scritti del periodo della Riforma.
Nella
Confessione Belgica del 1561 , per esempio , si legge : Noi
crediamo che noi non abbiamo accesso a Dio se non attraverso
l'unico Mediatore e Difensore, Gesù Cristo, il Giusto .
Questo concetto, che peraltro gia troviamo all’ articolo XIX
della Confessione di La Rochelle del 1559 e negli scritti dei
Riformatori , venne ampliato in questi termini nella
Confessione Elvetica posteriore del 1566 : Dio soltanto deve
essere invocato attraverso la mediazione di Cristo . Egli è il
solo nostro Mediatore e Intercessore. Per questo motivo i
santi non devono essere adorati, venerati od invocati, in
quanto noi non li riconosciamo come nostri intercessori o
mediatori davanti al Padre che è nei cieli.
Meno
di quattro secoli più tardi , la Dichiarazione di Barmen del
1934, in aperta polemica con il movimento dei Deutsche
Christen, ritornava sull’argomento affermando :
Gesù
Cristo come ci è testimoniato nelle Sacre Scritture, è la sola
Parola di Dio che noi dobbiamo ascoltare e alla quale dobbiamo
prestare fede e obbedire in vita e in morte. Noi rigettiamo la
falsa dottrina secondo la quale la chiesa potrebbe e dovrebbe
riconoscere altri eventi o poteri, figure e verità, come
rivelazione di Dio o come fonte della Sua proclamazione
indipendentemente e oltre questa sola Parola di Dio.
Da
queste e da innumerevoli altre citazioni il messaggio che ci
perviene dai Riformatori è estremamente chiaro: attraverso la
persona di Gesù Cristo siamo posti di fronte al senso ultimo
della nostra esistenza, non puramente e semplicemente di
fronte a qualche cosa di neutro ed insignificante. Hoc est
Christum cognoscere, beneficia eius cognoscere, aveva scritto
Melantone, il teologo discepolo di Lutero e amico di Calvino,
il che liberamente tradotto significa: Conoscere Cristo
significa venire a conoscenza di ciò che Egli ha fatto a
nostro favore.
Il
beneficio, scriveva Karl Barth, consiste unicamente ed
esclusivamente in questo fatto della rivelazione: Dio s'è
fatto uomo a favore di me uomo. Egli è venuto in nostro aiuto.
Il regno dei cieli è già presente, esso è già stato attuato in
nostro favore. Pronunciare il nome di Gesù Cristo significa
riconoscere che a noi è stato pensato e che noi non siamo
perduti. Gesù Cristo è la salvezza dell'uomo in tutte le
circostanze e di fronte ad ogni cosa che oscuri la sua vita,
ivi compreso il male. Non esiste alcun male che non sia già
stato cambiato in bene dall'evento dell'incarnazione di Dio.
Ciò che ancora può mancare, propriamente parlando, è pur
sempre solo la riscoperta di questo fatto. Noi non esistiamo
per un qualche oscuro enigma, bensì grazie a quel Dio
misericordioso con noi ancor prima della nostra nascita. Forse
viviamo lontani da Lui, addirittura in uno stato di inimicizia
nei Suoi confronti; ma più vero è che Dio ci ha preparato la
riconciliazione.
Paolo
de Petris
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