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Sapienza
umana e Sapienza divina
Quando si parla della
sapienza si pensa a quel grande movimento filosofico che
va sotto il nome di Stoicismo che rappresentò per oltre
due secoli una delle più significative e valide
alternative al Cristianesimo nascente.
Il sapiente stoico che
era riuscito, vincendo le passioni, a raggiungere la
vetta della sapienza era in grado di guardare alle
vicende della vita umana, anche a quelle più tragiche e
dolorose, con assoluta indifferenza , in quanto era
consapevole che ciò che accadeva doveva accadere e pertanto
accettava il corso degli eventi con rassegnazione .Egli
non si domandava se ciò che accadeva era quello
che egli voleva , ma voleva ciò che accadeva. Impavido
di fronte alle vicissitudini, freddo innanzi alle
miserie altrui il saggio stoico si ergeva eroico e
inumano nel suo ostinato ed aristocratico isolamento.
Se da questa visuale si
passa a quella cristiana, si ha quasi l’impressione di
trovarsi in un mondo completamente diverso. Una
frase dell’apostolo Paolo nella sua I lettera ai Corinzi ci
offre la chiave di lettura:Mentre i Giudei chiedono
miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo
crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Ma
per coloro che sono chiamati sia Giudei che Greci predichiamo
Cristo, potenza e sapienza di Dio.
Di che sapienza Paolo
parlasse, diventa più chiaro quando nella stessa
lettera egli aggiunse:
Noi esponiamo una sapienza, una
sapienza però non di questo secolo ,ma esponiamo la sapienza
di Dio misteriosa ed occulta che Dio aveva innanzi i secoli
predestinata a nostra gloria, e che nessuno dei principi
di questo mondo ha conosciuta.
Mentre per la filosofia stoica la ricerca della
sapienza, cioè della verità e del significato dell’esistenza,
si traduceva in un inconcludente peregrinare
verso un ideale astratto e sterile, per Paolo la
sapienza non era altro che un avvenimento e
una persona: Gesu’ Cristo. La sapienza non era pertanto un
qualcosa che l’uomo poteva raggiungere con le sue
forze, ma un qualcosa che gli veniva donato da Dio e che era
destinato a mettere in crisi tutte le sue certezze e a
rivoluzionare tutti i suoi schemi di giudizio. Davanti
all’Iddio Santo ed inaccessibile della testimonianza biblica
tutti gli schemi che l’uomo si era formato nel corso della
storia cadevano in frantumi. Conoscere il Dio vero e vivente
significava per l’uomo rinunciare a porre la propria ragione
e il proprio sentimento a norma del proprio agire, a cambiare
la propria mentalità per aprirsi alla Sapienza
imperscrutabile di Dio e non è senza profondo
significato che il Salmo 111 anticipando la visuale
paolinica abbia affermato che il timore dell’Eterno è il
principio della Sapienza.
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