POVERTÀ EVANGELICA E FELICITÀ

Quindi egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi, poveri perché vostro è il regno di Dio........Ma guai a voi ricchi, perché avete la vostra consolazione.(Luca 6:20 e 24)

Si tratta della prima beatitudine e anche di quella che ha fatto maggiormente discutere.

Se confrontiamo la versione di Luca con quella parallela di Matteo 5:3 si rimane colpiti dalla loro differente formulazione. Mentre , infatti , Luca scrive Beati voi, poveri perché vostro è il regno di Dio, Matteo aggiunge l’inciso in spirito.

Le domande sorte spontanee di fronte a questi due testi, solo apparentemente simili, sono state le più diverse e ci si è chiesto: Aveva ragione Luca e i molti movimenti settari e rivoluzionari che hanno interpretato la povertà esclusivamente in termini materialistici oppure Matteo e le chiese cristiane ufficiali che hanno spiritualizzato le beatitudini?

Si può con ragionevolezza affermare che siamo in presenza , già all’interno del N.T. , di un tentativo di ridimensionare la portata rivoluzionaria del messaggio di Cristo?

Entrambi i rilievi, come hanno riconosciuto gran parte dei commentatori, non hanno alcuna ragione d’essere. Il termine greco, infatti, qui usato ptochos (che ha il suo corrispondente nelle parole ebraiche anav -aw-nawv'- o `anayv) designa più che una condizione oggettiva di povertà l’ atteggiamento di colui che si umilia, che si fa piccolo per implorare aiuto e per ottenere qualche cosa sia di carattere materiale che spirituale. Nel termine povero, che si potrebbe anche rendere con quello di accattone, è pertanto insita una pluralità di significati, tanto che a partire dal Deuteroisaia e soprattutto nei salmi le parole povero, umile e misero si trovano spesso interscambiate con quelle di pio, giusto e timorato di Dio .

Sicuramente ai tempi di Gesù questa schiera di umili e timorati esisteva ancora; vicini ai farisei per la loro scrupolosa osservanza della legge e per loro attesa del Regno di Dio, se ne distinguevano perché mancava in loro qualsiasi falsa sicurezza e fiducia nella propria giustizia.

Ed è proprio a questi poveri ed emarginati di Israele, che Gesù si rivolge dichiarandoli addirittura beati: Beati voi, poveri perché vostro è il regno di Dio.

Beati perché? Beati a ragione principalmente del loro atteggiamento di fondo che li portava a riporre tutta la loro fiducia non in se stessi, ma in Dio. Privi di qualsiasi atteggiamento di superiorità, questi poveri non erano semplicemente dei rassegnati alla loro condizione di indigenza materiale e/o spirituale, ma degli inquieti che aspettavano il regno di Dio e, vivendo già in tale attesa, si erano resi interiormente liberi da qualsiasi legame.

Ma Gesù, secondo Luca, non si ferma qui. Al beati voi fa seguito immediatamente dopo un guai a voi rivolto polemicamente a tutti coloro che, a differenza del primo gruppo di poveri e timorati di Dio in attesa del compimento delle promesse di Dio, si erano perfettamente ambientati nell’attuale contesto storico e che godevano di prestigio, potere e ricchezza.

Ma guai a voi ricchi, perché avete la vostra consolazione.

Vi è in questo testo una precisa messa in guardia. I ricchi appaiono legati a questo secolo nel quale già hanno ricevuto la loro parte di soddisfazione ( il termine greco significa anche riscuotere) e non sono pertanto minimamente interessati all’annuncio del Regno. Difficilmente quindi essi potranno entrare nel regno dei cieli.

Una superficiale lettura di questo ed altri passi degli evangeli potrebbe far pensare che Gesù intenda esaltare una classe sociale al posto di un’ altra. Niente di tutto questo. Il beati voi non esalta coloro che sono poveri, in quanto poveri e il fatidico guai a voi non è prospettato a coloro che sono ricchi, in quanto ricchi. Povero evangelicamente può essere il ricco pubblicano in cerca del perdono di Dio e ricco il povero fariseo, sicuro e tronfio per la propria superiorità intellettuale e morale.

L’esclusione dal regno non è un castigo, ma la prevedibile conseguenza della situazione di coloro che hanno troppi motivi che li distolgono da Dio. Difficilmente coloro che sono attaccati ai loro beni, qualunque sia la loro natura, potranno dare ascolto all’annuncio del regno.

Ecco perché i due testi di Luca e Matteo si integrano e si completano reciprocamente. Ha sicuramente ragione Karl Heinrich Rengstorf quando nel suo commentario sull’evangelo di Luca scrive che le ragioni della differente formulazione delle beatitudini nei due evangelisti va ricercata nella particolare situazione dei lettori dei due evangeli. Nella chiesa di Matteo il grande pericolo che minaccia di escludere dal regno di Dio é la presunzione causata da una religiosità sicura di sé,(Mt 5:21 ss; 6:1ss; 7:1 ss) mentre Luca vede la propria cristianità minacciata dal mondo e dai suoi valori ( 12:13ss; 16:19 ss; 18:18 ss, ecc.).

La povertà in spirito, anche se ha una portata molto più ampia rispetto a quella materiale, non può in alcun modo prescindere da questa.

I beni materiali, al pari di quelli che si riferiscono alle qualità intellettuali e spirituali, rappresentano spesso e volentieri una tentazione costante per relegare Dio ai margini dell’ esistenza.

Ci sarebbe da chiedersi se la situazione nella quale Gesù rivolgeva il suo appello 20 secoli fa non sia in fondo ancora la nostra situazione.

Non è forse vero che il guai a voi è prospettato ancora oggi a tutti quelli che vivendo nell’agiatezza e nella serenità si sentono talmente legati a questo mondo da non avvertire più l’esigenza di cercare prima di tutto il regno di Dio?

Non è forse vero che il beati voi è rivolto a tutti coloro che non avendo nel mondo un tesoro al quale sia legato il loro cuore, sono già prossimi alla condizione del regno di Dio?

È forse troppo azzardato affermare che gran parte della infelicità del nostro tempo dipende dalla incapacità a saper discoprire la vera povertà evangelica?

Paolo de Petris

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