Il Peccato: questo sconosciuto

In tutte le lingue esistono parole che con il passare del tempo cadono in desuetudine o vengono adoperate in una accezione completamente diversa dall'originale. Una di queste è senz'altro la parola peccato. Si parla di peccati di gola, di peccati di gioventù ecc. oppure, come mi è capitato di leggere recentemente in una pubblicità di una nota casa automobilistica che offre sconti eccezionali la frase: peccato non farsi tentare!

Questo riduzione e, oserei dire, svilimento del significato originario della parola peccato, ha avuto sensibili ripercussioni anche sulla fede cristiana.

Perche Dio mi dovrebbe perdonare ?, si dice. Che cosa ho fatto mai di male? L'uomo moderno avverte indubbiamente delle frustrazioni, ma sicuramente non sente più il senso angosciante del peccato che ha travagliato per tanti secoli la coscienza medioevale. Se la confessione di peccato all'interno dei nostri culti ha subito gradatamente, ma inesorabilmente una eclissi, come stupirsi del fatto che l'annunzio della grazia di Dio, cardine del messaggio cristiano, sia caduto nella indifferenza generale?

Eppure, a meno di stravolgere la testimonianza biblica, non si può farle dire quello che non dice. L'aggiornamento teologico ha in fin dei conti i suoi limiti. Se il concetto di peccato salta, salta con esso tutto il centro dell'Evangelo, inteso come buona novella di una grazia che non si capisce più a che cosa dovrebbe servire. Ora, anche se si prescinde del racconto della caduta contenuto nel capitolo 3 di Genesi, basta consultare una qualsiasi chiave biblica per rendersi conto dell’ incidenza del concetto di peccato nel più generale contesto dell'annuncio della salvezza. L’uomo, secondo la concorde testimonianza biblica, è peccatore, vale a dire conduce una esistenza estraniata da Dio e contraria alla Sua volontà. E quando parla di peccato (oltre 450 volte), la Bibbia non intende solo riferirsi a singoli atti di azione o di omissione contrari alla volontà di Dio, ma a quell'atteggiamento di fondo che spinge l'essere umano a porre sempre e comunque al centro della sua visuale la propria persona e il perseguimento del proprio interesse.

Nei confronti di questo essere umano fondamentalmente egoista ed egocentrico che si serve addirittura di Dio per il conseguimento dei suoi scopi e la cui vita non può avere altro epilogo se non il nulla, risuona liberatore l'annuncio della grazia di Dio, che non sarebbe tale se la si potesse in un modo o nell'altro meritare. Peccato e grazia, morte e vita. È soltanto avendo presenti queste due polarità che la fede cristiana può essere adeguatamente compresa.

Past. Paolo de Petris

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