Pastori o Ministri?
Fin da quando ho iniziato ad esercitare il ministero mi sono posto il quesito di come mi dovessi qualificare. La scelta, almeno in italiano, è tra il termine pastore e quello di ministro, entrambi tuttavia forieri di fraintendimenti. Mentre il primo, come acutamente faceva notare V. Subilia, assimila i membri delle comunità cristiane a delle pecore incoscienti, incapaci di orientarsi da se’, che seguono senza discernimento il pastore che le guida, il secondo fa sorgere nell’interlocutore l´idea di trovarsi davanti ad un politico di alto livello, per cui del tutto spontanea sorge la domanda : ministro , ma di quale dicastero?
D´altra parte in paesi dove il protestantesimo è più radicato il problema non esiste, ma in quelli dove il cattolicesimo è maggioranza la prospettiva di essere chiamati padre, don o addirittura curato o parroco è sempre dietro l’angolo .
Il problema quindi come definire coloro che esercitano nella chiesa un ministero specializzato rimane.
Ebbene contrariamente a quanto si possa pensare il termine pastore così diffuso nell’ambito delle chiese evangeliche non lo è altrettanto nel NT, in quanto viene riferito esclusivamente a Cristo ( cfr. Giov. 10:11, 14:16, Ebr. 13:20, I Pt. 2:25, 5:4) e soltanto una volta ai ministri della Parola ( Ef. 4:11).
Molto più diffuso è sicuramente il termine ministro, traduzione del termine diakonos, che in greco designa colui che serve o che comunque esegue un incarico affidatogli. In Atti 26:16 Paolo viene costituito ministro e testimone delle cose che ha visto. In senso generale tutti coloro che annunciano l’Evangelo , da Mattia (At. 1:17), Paolo e Apollo (I Cor. 3:5), a Tichico ( Ef. 3:21 e Col. 4:7), Epafrodito (Fil. 2:25), Epafra ( Col.1:7), Archippo (Col. 4:17) e Timoteo ( I Tim. 3:2) sono definiti ministri di Cristo, amministratori dei misteri di Dio ( I Cor. 4:1) e suoi collaboratori ( I Cor. 3:9). È per mezzo dei ministri che si giunge alla fede ( I Cor. 3:5) e in un suggestivo excursus autobiografico Paolo rivendica orgogliosamente per se’ e i suoi colleghi nel ministero le molte sofferenze, difficoltà e angosce attraversate (cfr. II Cor. 6:4). Anche se vi è una diversità di ministeri, non vi è che un medesimo Signore ( I Cor. 12:5) al quale tutti coloro che sono chiamati ad annunciare l’Evangelo debbono rifarsi , secondo il significativo avvertimento di Gesu’ riportato nei Vangeli sinottici: Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo... Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.( cfr.Mt. 20:25-26)
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