Paradiso o vita eterna?

Nel 1978 venne presentato un film dal titolo Il paradiso può attendere, nel quale veniva narrata la storia di un giocatore di football americano che, morto per un errore di un dipendente del Paradiso, era stato dapprima rispedito sulla terra nel corpo di un miliardario destinato però ad essere ucciso dalla moglie e infine in quello di un altro giocatore e questo al solo fine di poter disputare la finale del Superbowl.

Non c’è da stupirsi quindi che, se si chiede ad un credente cristiano che cosa esista dopo la morte, la risposta sia quasi sempre la stessa: Per i buoni il paradiso, per i cattivi, l’inferno e per chi è cattolico rimane sempre aperta la inquietante prospettiva di trascorrere un certo periodo in quel luogo di purificazione che è il purgatorio.

Come non provare delusione nel riscontrare che il termine paradiso ricorra solo tre volte? Cosi, ad esempio, nell’ episodio di Luca 23:43, quando Gesù rivolgendosi al brigante che si era pentito gli disse: Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso. Oppure nel testo di II Corinzi 12:4, quando l’apostolo Paolo narra di essere stato rapito in paradiso, e di aver udito ivi parole ineffabili .E infine nel testo di Apocalisse 2:7, ove risuona la consolante assicurazione. A chi vince io darò da mangiare dell'albero della vita, che è nel paradiso di Dio.

Inferire da questo che la Bibbia taccia sull’esistenza di una vita dopo la morte sarebbe sbagliato.

La vita eterna ( e non la metafora del paradiso ) è il leit motif del N.T., in particolare del Vangelo secondo Giovanni ( cfr. di quest’ultimo i testi contenuti in 3:15 , 3:36, 4:14, 4:36, 5:24, 5:39, 6:27, 6:40, 6:47, 6:54 , 6:68, 10:28, 12:25 , 12:50 e 17:2-3), al punto che l’evangelista giunge a vedere anticipata già nel presente la vita eterna, quando riporta le parole di Cristo rivolte a Marta: io sono la resurrezione e la vita, che crede in me , anche se muoia vivrà e chiunque vive e crede in me non morrà mai (11:25).

La preoccupazione di ereditare la vita eterna risulta alla base della domanda fatta a Gesù da un dottore della legge e dal giovane ricco (cfr. Luca 10:25 e Matteo 19:16).

Sul fatto che il nostro destino ultraterreno dipenda dalle scelte operate nel presente venne energicamente sottolineato dall’apostolo Paolo, quando , rivolgendosi al giovane Timoteo scrisse: Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni. (I Tim. 6:12)

Paolo de Petris

 

 

 
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