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A
proposito di consacrazione, ordinazione e....
In occasione dell’ultimo Sinodo
della CERT si è discusso se nell’ottica della tradizione
riformata sia più opportuno parlare di
Ÿconsacrazione"
o di Ÿordinazione"
dei ministri e per cercare di rispondere al quesito si è fatto
ricorso alle più svariate argomentazioni filologiche e
teologiche.
Su
questo tema mi sembra opportuno ritornare brevemente,
sottolineando che purtroppo nessun aiuto ci può giungere dalla
testimonianza biblica.
Se si
consulta infatti la più esaustiva chiave biblica in
circolazione in lingua italiana, quella basata sulla versione
della Nuova Diodati, ci si rende subito conto che:
1) i
termini consacrazione e consacrare con tutte le loro
possibili variazioni di forma e di tempo ricorrono ben 160
volte ( e per di più soltanto nell’AT) in un contesto che mi
sembra tuttavia difficilmente suscettibile di una applicazione
estensiva.
2) il
termine ordinazione nell’accezione che gli viene oggi
comunemente attribuita non ricorre ne’ nell’AT ne’ nel NT.
Nessun aiuto ci viene neanche dal dizionario della lingua
italiana del Devoto che anzi appare nella definizione dei due
termini legato ad una visuale profondamente cattolica.
Come uscire dall’impasse?
Personalmente sono convinto che tutto sommato il termine
Ÿ
ordinazione" si presti a minori equivoci e fraintendimenti
rispetto al termine" consacrazione", sia perché è entrato a
far parte della terminologia delle nostre confessioni di fede,
sia anche perché recentemente nel 1982 il documento di Lima
sul BEM l’ha adoperato parlando di "ministère ordonné."
In
ogni caso, al di la’ della terminologia, risulta a tutti
comunque evidente che l’ordinazione o la consacrazione al
ministero pastorale non possono in alcun modo essere
considerate un sacramento.
La migliore soluzione sarebbe
forse quella di scegliere la dizione di
Ÿ
riconoscimento del ministero pastorale", che mi sembra più
vicina allo spirito e alla lettera del NT che in ripetute
occasioni parla di imposizione delle mani ( cfr. Atti
6:6; 9:17-19;13:3; I Tim. 4:14 e 5:22. II Tim. 1:6) . Questo a
meno di coniare neologismi, tipo quello suggerito
scherzosamente al Sinodo di pastorizzazione dei
ministri. Ma forse in questo caso per i pastori potrebbero
sorgere altri inconvenienti.
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