Pur concordando
sull’opportunità che sarebbe il caso di chiarirsi le idee sul
problema, ritengo che una decisione in questo senso sarebbe ben
lungi dall’avere un carattere vincolante e sopratutto definitivo.
Nella nostra chiesa, infatti, non esiste ne’ potrebbe esistere un
magistero preposto ad emettere pronunzie in materia di fede che
abbiano il crisma della infallibilità.
A livello
mondiale la questione ha trovato risposte diverse: mentre la
stragrande maggioranza delle chiese, ivi compresa quella cattolica,
le ortodosse e le protestanti, hanno opposto a livello ufficiale un
rifiuto o non si sono ancora pronunziate, non sono mancati singoli
ministri all’interno delle varie denominazioni sopratutto in America
e chiese che hanno accettato di benedire le coppie omosessuali, la
cui unione però, a quanto mi risulta, non viene definita matrimonio,
ma semplicemente patto (covenant).
Dato che
sull’argomento vi è una bibliografia pressoché sconfinata, La rinvio
al seguente sito web nel quale potrà trovare in inglese ampia
documentazione :
http://www.religioustolerance.org/hom_chur.htm#antigay.
Al solo scopo,
comunque, di facilitare una discussione serena ed obbiettiva su
questo argomento desidero proporre a titolo strettamente personale i
seguenti spunti di riflessione :
1) Dall’esame dei
testi biblici mi sembra che quella che viene presa in considerazione
non è tanto la condizione dell’omosessualità, vale a dire la pura e
semplice inclinazione del soggetto verso persone del proprio sesso,
quanto l’atto omosessuale: cfr. Gen. 19, Lev. 18:22 , Lev. 20:13;
Romani 1:26. Inoltre nei testi di I Corinzi 6:9 e I Timoteo 1:9 la
parola che normalmente viene resa in italiano con il termine
sodomiti ( versione Luzzi seguita dalla Nuova Riveduta) è la
traduzione della parola greca arsenokoitai che sta a indicare coloro
che "giacciono e hanno rapporti sessuali con i maschi ". Anche in
questo caso, quindi, un chiaro riferimento ad un agire non ad uno
stato.
In questa ottica
che distingue lo stato dell’omosessualità dalle relazioni
omosessuali va indubbiamente letta la controversa dichiarazione
approvata dalla United Church of Canada nel 1988 nella quale si
afferma che " tutte le persone, a prescindere dal loro orientamento
sessuale (regardless of their sexual orientation) che confessino
Gesù Cristo e a Lui obbediscano sono ben accettate come membri di
chiesa e tutti i membri di chiesa possono essere eleggibili per
diventare Ministri."
2) Nonostante che
il tenore dei testi biblici sia univoco e tale da non essere messo
in discussione "da funambolismi esegetici", come fa presente il Past.
Berlendis nel suo attento libro " La gioia sessuale: frutto proibito
?( p. 173)" , mi sembra che la Bibbia, per usare una espressione del
Prof. Jean Francois Collange, docente d’etica alla Facoltà di
Teologia protestante di Strasburgo, " n’est pas obsédée par l’homosexualité",
ma sorretta dalla convinzione sintetizzata dall ‘apostolo Paolo
nella lettera ai Romani che tutti hanno peccato e sono privi della
gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la Sua grazia,
mediante la redenzione che è in Cristo Gesù ( (3:24-25).
3) Le
considerazioni di cui al punto precedente valgono anche per quanto
riguarda la teologia dell’ epoca della Riforma. Negli scritti dei
riformatori, infatti, gli accenni alla omosessualità furono scarsi e
comunque sempre limitati all’esegesi dei vari testi biblici senza
che la questione diventasse oggetto di una autonoma trattazione,
mentre per quanto riguarda le confessioni di fede del periodo
classico, con la sola eccezione di un breve inciso nel grande
catechismo di Westminster ( questione 139), il problema non assurse
mai al rango di quelli stantis aut cadentis ecclesiae, di quelli,
cioè, per cui la chiesa sta o cade.
Con questo non
voglio assolutamente dire che si tratti di una questione
indifferente dal punto di vista delle fede. Al contrario! Il
problema esiste e va trattato e discusso, ma in una ben precisa
ottica di cristiana carità e reciproca comprensione che eviti
scontati legalismi quanto sterili polemiche.
In ogni caso,
penso che il problema vada ben al di la della benedizione e della
conseguente legittimazione dell’ unione di coppie omosessuali e
investa la questione più ampia del modo in cui , secondo la volontà
di Dio, siamo chiamati a vivere come uomini e donne la nostra
sessualità.