Omosessualità e coscienza cristiana

È apparso sul Corriere del Ticino un articolo dal titolo : l’unione di coppie gay verrà benedetta".

L’articolo era riferito alla recente posizione dei sinodi della chiesa evangelica- riformata del Canton Berna e del Cantone Giura di dare d’ora in poi la benedizione ufficiale all’unione di coppie omosessuali. Non è il caso che anche la Cert prenda ufficialmente una chiara e ferma posizione in merito alla tematica dell’omosessualità, seguendo la Parola di Dio che appare chiara....?

Giovanni Isella

 

Pur concordando sull’opportunità che sarebbe il caso di chiarirsi le idee sul problema, ritengo che una decisione in questo senso sarebbe ben lungi dall’avere un carattere vincolante e sopratutto definitivo. Nella nostra chiesa, infatti, non esiste ne’ potrebbe esistere un magistero preposto ad emettere pronunzie in materia di fede che abbiano il crisma della infallibilità.

A livello mondiale la questione ha trovato risposte diverse: mentre la stragrande maggioranza delle chiese, ivi compresa quella cattolica, le ortodosse e le protestanti, hanno opposto a livello ufficiale un rifiuto o non si sono ancora pronunziate, non sono mancati singoli ministri all’interno delle varie denominazioni sopratutto in America e chiese che hanno accettato di benedire le coppie omosessuali, la cui unione però, a quanto mi risulta, non viene definita matrimonio, ma semplicemente patto (covenant).

Dato che sull’argomento vi è una bibliografia pressoché sconfinata, La rinvio al seguente sito web nel quale potrà trovare in inglese ampia documentazione : http://www.religioustolerance.org/hom_chur.htm#antigay.

Al solo scopo, comunque, di facilitare una discussione serena ed obbiettiva su questo argomento desidero proporre a titolo strettamente personale i seguenti spunti di riflessione :

1) Dall’esame dei testi biblici mi sembra che quella che viene presa in considerazione non è tanto la condizione dell’omosessualità, vale a dire la pura e semplice inclinazione del soggetto verso persone del proprio sesso, quanto l’atto omosessuale: cfr. Gen. 19, Lev. 18:22 , Lev. 20:13; Romani 1:26. Inoltre nei testi di I Corinzi 6:9 e I Timoteo 1:9 la parola che normalmente viene resa in italiano con il termine sodomiti ( versione Luzzi seguita dalla Nuova Riveduta) è la traduzione della parola greca arsenokoitai che sta a indicare coloro che "giacciono e hanno rapporti sessuali con i maschi ". Anche in questo caso, quindi, un chiaro riferimento ad un agire non ad uno stato.

In questa ottica che distingue lo stato dell’omosessualità dalle relazioni omosessuali va indubbiamente letta la controversa dichiarazione approvata dalla United Church of Canada nel 1988 nella quale si afferma che " tutte le persone, a prescindere dal loro orientamento sessuale (regardless of their sexual orientation) che confessino Gesù Cristo e a Lui obbediscano sono ben accettate come membri di chiesa e tutti i membri di chiesa possono essere eleggibili per diventare Ministri."

2) Nonostante che il tenore dei testi biblici sia univoco e tale da non essere messo in discussione "da funambolismi esegetici", come fa presente il Past. Berlendis nel suo attento libro " La gioia sessuale: frutto proibito ?( p. 173)" , mi sembra che la Bibbia, per usare una espressione del Prof. Jean Francois Collange, docente d’etica alla Facoltà di Teologia protestante di Strasburgo, " n’est pas obsédée par l’homosexualité", ma sorretta dalla convinzione sintetizzata dall ‘apostolo Paolo nella lettera ai Romani che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la Sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù ( (3:24-25).

3) Le considerazioni di cui al punto precedente valgono anche per quanto riguarda la teologia dell’ epoca della Riforma. Negli scritti dei riformatori, infatti, gli accenni alla omosessualità furono scarsi e comunque sempre limitati all’esegesi dei vari testi biblici senza che la questione diventasse oggetto di una autonoma trattazione, mentre per quanto riguarda le confessioni di fede del periodo classico, con la sola eccezione di un breve inciso nel grande catechismo di Westminster ( questione 139), il problema non assurse mai al rango di quelli stantis aut cadentis ecclesiae, di quelli, cioè, per cui la chiesa sta o cade.

Con questo non voglio assolutamente dire che si tratti di una questione indifferente dal punto di vista delle fede. Al contrario! Il problema esiste e va trattato e discusso, ma in una ben precisa ottica di cristiana carità e reciproca comprensione che eviti scontati legalismi quanto sterili polemiche.

In ogni caso, penso che il problema vada ben al di la della benedizione e della conseguente legittimazione dell’ unione di coppie omosessuali e investa la questione più ampia del modo in cui , secondo la volontà di Dio, siamo chiamati a vivere come uomini e donne la nostra sessualità.

 

 

 

 
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