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Il
nostro corpo : Tempio dello Spirito Santo.
L’alternativa biblica tra edonismo , idolatria narcisistica ed
ascetismo Il cristianesimo viene ancora oggi pesantemente
criticato per la valutazione negativa che per tanti secoli ha
dato al corpo. Nella sua Teologia del nuovo Testamento ,
Rudolf Bultmann , dopo avere ricordato che l’essere umano
esiste soltanto in quanto essere somatico e che il corpo non è
una realtà incollata da fuori sull’io autentico dell’uomo ,
bensì appartiene essenzialmente a questo io , sintetizza la
concezione antropologica paolinica testualmente : l’uomo non
ha un corpo , ma è un corpo .( Pag. 188, Queriniana, 1976)
Non
si può che concordare con questa coraggiosa affermazione che
sopraggiunge dopo secoli e secoli di pesanti fraintendimenti e
altrettanto penose e sofferte polemiche. In realtà , come
viene oggi quasi universalmente riconosciuto , l’avversione
per il corpo che per influsso del tardo ellenismo si
introdusse nel pensiero cristiano è in rotta di assoluta
collisione con l’antropologia biblica.
Quest’ultima , infatti, è ben lungi dall’essere dualistica o,
se lo è, non lo è sicuramente dal punto di vista ontologico,
ma da quello storico-soteriologico in quanto è dominata dalla
contrapposizione non già tra materia e spirito , ma tra la
realtà umana, provvisoria e contrassegnata dal peccato e la
realtà eterna divina .
Conformemente alla impostazione rigorosamente monistica che
sottintende tutto il pensiero biblico il termine greco soma,
che in italiano traduciamo con la parola corpo, indica il più
delle volte la persona umana nella sua globalità ( cfr. Rom
6:12 e Rom. 12:1) o più semplicemente il suo Io reale ( così
in I Corinzi 13:3, 9:27 e in Fil 1:20).
È
proprio su queste basi che l’apostolo Paolo rifiuta di
prendere in considerazione l’ ipotesi di una esistenza dopo la
morte senza un corpo, come i suoi oppositori a Corinto avevano
sostenuto ( cfr. I Corinzi 15). Se l’uomo, infatti, fosse
privato di quella entità essenziale e insostituibile che è
appunto data dal corpo, avrebbe con ciò stesso perso il suo
principio di identità. Anche pertanto dopo la morte , l’uomo è
destinato ad avere un corpo, anche se non si tratterà più di
un corpo carnale, bensì di un corpo spirituale ( cfr. I
Corinzi 15). Se si vuole rendere il pensiero paolinico in
termini forse più comprensibili all’uomo moderno , si può dire
che il corpo spirituale che l’apostolo ipotizza altro non è
che un nuovo essere , che pur mantenendo la continuità con la
precedente identità , non è più soggetto a subire le leggi
inesorabili del divenire e sarà quindi strutturalmente adatto
all’era nuova nella quale Dio sarà tutto in tutti( I Corinzi
15) .
La
speranza cristiana quindi non è diretta , come per tanti
secoli si è apoditticamente sostenuto, alla liberazione
dell’anima dalla prigione del corpo, ma alla resurrezione e
alla trasfigurazione di tutto l’essere umano che sfuggirà
pertanto alle limitazioni del peccato e della morte.
Accanto ai testi sopra riportati, ve ne sono tuttavia degli
altri nei quali il termine soma sta a contrassegnare la realtà
più circoscritta del corpo materiale : Così in Rom. 4:19 ,
Gal. 6:17 e I Corinzi 7:4.
Ma è
sopratutto nella pericope di I Corinzi 6:9 -20, in cui
l’apostolo Paolo affronta una serie di questioni relative
all’etica sessuale, che egli arriva a quella che secondo me è
il culmine della valorizzazione del corpo che egli concepisce
non come un qualche cosa di neutro e di indifferente, ma
addirittura come il tempio dello Spirito Santo.
Vale
la pena di riportare questo passo nella sua interezza:
Non
sapete che gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non
v'illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né
effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né
oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E
tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati
santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore
Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio. Ogni cosa mi
è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma
io non mi lascerò dominare da nulla. Le vivande sono per il
ventre, e il ventre è per le vivande; ma Dio distruggerà
queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è
per il Signore, e il Signore è per il corpo; Dio, come ha
risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la
sua potenza.
Non
sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò
dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta?
No di certo! Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un
corpo solo con lei? «Poiché», Dio dice, «i due diventeranno
una sola carne». Ma chi si unisce al Signore è uno spirito
solo con lui. Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che
l'uomo commetta, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca
contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è il
tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto
da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete
stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel
vostro corpo.
Leggendo questo testo vi sarebbe da domandarsi se il rigore
invocato da Paolo nella sfera sessuale, non dovrebbe essere
altrettanto legittimamente invocato in tutte quelle altre
ipotesi in cui al posto di trattare il nostro corpo con
rispetto, lo si considera spesso alla stregua di una
pattumiera rovesciando in esso disordinatamente e senza
discernimento alcuno ogni sorta di cibi e veleni.
Forse
il superamento dell’edonismo imperante che sopraggiunge come
reazione a secoli di duro ascetismo passa attraverso una
riscoperta del nostro corpo concepito non più come un oggetto
fine a se stesso da idolatrare narcisisticamente e neppure
come una realtà della quale vergognarsi , ma come uno
strumento prezioso e insostituibile che ci viene dato e che
dobbiamo usare per glorificare Dio .
Paolo de
Petris
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