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Memoria
e ricordo
Non
posso fare a meno pensando alla parola memoria di
riandare con il pensiero ai tempi della mia infanzia, quando a
noi giovani virgulti, alunni delle elementari, i nostri
insegnanti imponevano di imparare a memoria lunghi e
difficili brani in prosa e/o in poesia. Che non si trattasse
soltanto di una fissazione dei maestri dell’allora scuola
dell’obbligo lo riscontrammo di persona qualche anno dopo.
Infatti nelle scuole superiori, ai brani da imparare a memoria
in italiano, si aggiunsero quelli in lingua straniera e, per
chi frequentava il liceo, anche quelli in lingua latina e
greca possibilmente scanditi, delizia delle delizie per gli
intenditori, in metrica. Ancora oggi mi ritrovo, quasi senza
accorgermi a ripetere come in un ritornello la poesia Titire|, tu
patulae | recubans | sub tegmine fagi, scritta dal poeta
latino Virgilio.
Da
allora molta acqua è passata sotto i ponti. Nelle scuole di
oggi, non importa di quale paese e di quale grado, l’abitudine
di far imparare qualcosa a memoria è stata messa
rigorosamente al bando tanto è che tutte le volte che mi
imbatto nell’equivalente inglese del termine memoria ,
lo vedo usato principalmente in relazione ai computer, che di
memory ne devono avere parecchia anche per rimpiazzare
quella che l’uomo moderno ha deciso di non utilizzare.
Lo
stesso dicasi per quanto riguarda la memoria storica,
che altro non è se non il ricordare da dove proveniamo. L’uomo
moderno, anche quello cristiano, sembra che viva in un perenne
presente, senza alcun aggancio con il proprio passato e in
bilico verso un futuro che appare problematico.
Quanto diverso l’orizzonte biblico! Come ci si può agevolmente
rendere conto consultando una qualsiasi chiave biblica,
termini come memoria e ricordare, con tutte le
loro possibili varianti, ricorrono nell’AT e nel NT quasi 300
volte.
In
un’ epoca nella quale il sapere veniva veicolato in maniera
ben diversa da oggi e non si aveva la possibilità di
registrare i dati se non nella propria testa, l’esercitare
l’arte della memoria e quindi anche del ricordo era
considerato di fondamentale importanza, in quanto si trattava
di rammentare non soltanto quella che era stata la propria
storia, ma anche quello che Dio aveva compiuto per l’uomo. Il
riportare il passato nel presente era un mezzo non soltanto
per attualizzarlo, ma anche per comprendere il proprio ruolo e
mantenersi fedeli a quel Dio, che si era ricordato dell’uomo,
prendendosene cura (cfr. il Salmo 8). È forse troppo azzardato
affermare che la crisi esistenziale dell’uomo moderno dipende
dal fatto che ha deciso di rompere gli ormeggi con il proprio
passato, considerato quasi come una zavorra inutile?
Paolo
de Petris
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