Ancora le Indulgenze

Quando oggi, sopratutto in relazione ai festeggiamenti per il giubileo della chiesa cattolica, si affronta l’argomento delle indulgenze, sono molti a ritenere che si tratti di un relitto del passato che non ha riscontro nella fede e nella prassi del Cattolicesimo odierno. L’affissione delle 95 tesi sul portone della cattedrale di Wittemberg il 31 ottobre del 1517 sembra appartenere ad un passato oramai morto e sepolto da un pezzo, tanto da ingenerare nei più la convinzione che tra le chiese protestanti e la chiesa cattolica gran parte delle divergenze dottrinali siano sul punto di appianarsi.

La realtà, almeno per quanto riguarda la questione delle indulgenze, è ben diversa ! Basta, infatti, dare una occhiata ai documenti più significativi della chiesa cattolica-romana per rendersi conto che la dottrina delle indulgenze è rimasta, nonostante il passare dei secoli, sostanzialmente immutata .

Il recente Catechismo del 1992, dopo aver precisato all’articolo 1471 che la dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza, alla domanda che cos'è l'indulgenza? così risponde:

L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. L'indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Le indulgenze possono essere applicate ai vivi o ai defunti.

Il successivo articolo 1472, riecheggiando affermazioni del Concilio di Trento di oltre 450 anni fa, ha cura di precisare che per comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccato ha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la "pena eterna" del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta "pena temporale" del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena .

Che nulla, in effetti, sia cambiato dai tempi della protesta di Lutero, lo si deduce anche dalla lettura dello spirito che ha informato l’enciclica papale Indulgentiarum Doctrina del 1967.

Tutti coloro, sia cattolici che protestanti, che sono rimasti sorpresi dal riemergere di questa dottrina, non hanno considerato forse che una delle caratteristiche più significative della chiesa cattolica consiste nella sostanziale continuità e inalterabilità del suo insegnamento; di ciò, a mio giudizio, occorrerebbe tenere conto nel dialogo ecumenico.

 

 
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