Laicità e/o ministeri?

Nel recente raduno cantonale della CERT tenutosi ad Ascona si è affrontato il tema, divenuto sempre più di scottante attualità, del ruolo del laicato. Ma chi sono i laici e in che senso il laicato va distinto dal ministero?

Molti rimarranno sicuramente delusi nel sapere che questo termine (che deriva dal greco laios e indica il popolo o una massa di gente) non compare mai ne’ nella Bibbia ne’ tantomeno nelle confessioni di fede della Riforma protestante, mentre è abbondantemente usato nell’ambito cattolico.

E il motivo è evidente! È stato sicuramente merito dei Riformatori quello di aver riscoperto il principio del sacerdozio universale dei credenti, che aveva trovato la sua più alta espressione nel testo contenuto nella I lettera di Pietro: Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, … voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio ( 2:9-10). Nelle chiese nate dalla Riforma non può e non dovrebbe esistere alcun laicato, per il semplice motivo che tutti i credenti sono laici, in quanto membri del popolo di Dio e contemporaneamente anche sacerdoti, in grado cioè di entrare direttamente a contatto con Dio senza la mediazione sacerdotale e c’è da domandarsi se il fatto che il termine laico sia entrato a far parte del nostro vocabolario non sia un preoccupante indice di perdita di identità teologica.

Il principio del sacerdozio universale non esclude, ma presuppone l’esistenza di ministeri specializzati il cui scopo è quello di diffondere la conoscenza e lo studio della Sacra Scrittura perché, come faceva acutamente notare il teologo valdese V. Subilia, non si può idealizzare la coscienza cristiana dei credenti, come se tutti fossero pervenuti allo stato di adulti e autonomi nella fede: non un ministero quindi che vanifica o addirittura annulla di fatto il principio del sacerdozio universale, ma che viceversa lo rende possibile stimolando nella chiesa il raggiungimento di una coscienza critica e matura.

È stato il riformatore H.Bullinger, estensore della Confessione Elvetica posteriore, ad aver posto in termini estremamente chiari la differenza tra sacerdozio e ministero, scrivendo testualmente:

Iddio si è sempre servito di ministri, se ne serve anche oggi e se ne servirà finché avrà una Chiesa sulla terra, per riunirsi e costituirsi una Chiesa e per governarla e conservarla. L’origine dei ministri e la loro istituzione è quindi antichissima, stabilita da Dio stesso e non in seguito a un qualche nuovo ordinamento inventato dagli uomini. Si deve perciò avere considerazione per i ministri, non solo perché sono ministri, ma perché sono ministri di Dio, attraverso i quali Egli guida gli uomini alla salvezza.

Il sacerdozio ed il ministero sono quindi cose molto diverse e differenti. Il sacerdozio è comune a tutti i cristiani, il ministero no.