Esiste l'inferno?

Per me si va nella città dolente, per me si va nell' eterno dolore, per me si va tra la perduta gente.Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina potestate, la somma sapienza e il primo amore. Lasciate ogni speranza voi che entrate.

Con questo minaccioso avvertimento, posto proprio all’inizio del III canto si dischiude la porta di quell’inferno cosi’ magistralmente dipintoci dal grande poeta fiorentino Dante Alighieri.

Nel contesto attuale, contrassegnato da una massiccia reinterpretazione dei dati della fede sopratutto di quelli piu’ spinosi , il concetto di una pena eterna consumata in un luogo di pena cosi’ sinistro come l’inferno appare particolarmente indigeribile alla coscienza moderna.

Ma esiste l’inferno?

Senza pretendere di poter esaurire la discussione su un tema che è tra i piu’ controversi, va detto che la parola inferno non compare mai ne nell’AT che nel NT.

Nella versione della Luzzi compaiono pero’ altri termini che piu’ o meno indirizzano verso il concetto di una eterna perdizione, piu’ che verso eterne pene, tra questi quello di Geenna (cfr. Matteo 5:22; 5:29; 5:30; 10:28; 18:9; 23:15; 23:33; Marco 9:43; 9:45; 9:47; Luca 12:5; Giacomo 3:6), di Ades, ( cfr. Matteo 11:23; 16:18; Luca 10:15; 16:23; Atti 2:27; Apocalisse 1:18; 6:8; 20:13,14 ) e di stagno di fuoco ( cfr. Apocalisse 19:20; 20:10 e 20:14) .

Di fronte a quella che sembra essere la concorde testimonianza biblica che cosa pensare?

Le risposte non sono state univoche. Mentre le chiese cristiane nelle loro confessioni di fede hanno senza eccezione mantenuto la nozione dell’inferno, ritenendola connaturata al messaggio biblico, non sono mancati coloro che l’hanno in tutto o in parte ridimensionata o contestata. Basti pensare ad Origine (che con la sua dottrina dell’apocatastasi insegno’ che dopo la seconda venuta di Cristo vi sarebbe stata una restaurazione e una reintegrazione di tutto il creato in Dio e sarebbe finita la dannazione nell’Inferno) e nei tempi recenti a teologi protestanti ( K. Barth, J. Moltmann, W. Pannenberg , C. H. Dodd), ortodossi (S. Bulgakov, P. N . Evdokimov) e anche cattolici (H. Küng, G. Franzoni, P. Gisel).

Sulla base di questa difformità di interpretazioni si sarebbe tentati di sorvolare sull’argomento, ma non si corre il rischio, cosi’ facendo, di eludere il problema della ricerca del senso ultimo della nostra esistenza ?

Paolo de Petris

 

 

 

 

 

 
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