Gioia

Qualche mese fa è stata condotta una inchiesta in Italia che ha evidenziato che di depressione soffrirebbe circa il 25 % degli intervistati , dei quali oltre due terzi sarebbero donne. L’età più critica sarebbe quella compresa tra i 58 e i 60 anni d’età. Tra le sue maggiori cause sarebbero da annoverare la solitudine, la mancanza di una stabile occupazione lavorativa e l’incertezza della situazione generale.

Pensare ora che si tratti di un fenomeno tipico del nostro tempo sarebbe frutto di una inammissibile esemplificazione storica. Anche se con il passare degli anni spesso si tende a diventare dei laudatores temporis acti, è molto probabile che anche nel passato l’incidenza del fenomeno fosse piu’ o meno quella di oggi, anche perché nella storia non sono mai mancati motivi di preoccupazione.

Nella Bibbia non mancano episodi che possono ricollegarsi alla depressione. Basti pensare a quello narratoci da 1 Re, capitolo 19, ove si legge che Elia, costretto a porsi in fuga per salvarsi la vita, si sedette desolato sotto una ginestra esprimendo il desiderio di morire o alle innumerevoli richieste di aiuto contenute nel Salterio, per non parlare dell’angoscia mortale provata da Cristo nell’orto dei Getsemani (cfr.Mt 26:38).

In presenza di questi e di altri innumerevoli testi, si sarebbe tentati di concludere dicendo che una percentuale di tristezza e di conseguente caduta in uno stato di depressione sia per così dire connaturata alla fede biblica.

Se si esamina tuttavia il N.T nel suo complesso le conclusioni sono ben diverse. Il messaggio della resurrezione di Cristo si è tradotto fin dall’inizio nel sorprendente annuncio ai discepoli che la loro tristezza sarebbe mutata in letizia ( cfr. Giov. 16:20) e nel conseguente invito alla gioia ( cfr. tra gli altri, Matteo 5:12, Rom 12:12, 1 Tess. 5:16, e Fil. 3:1).

Nel capitolo 4 della sua lettera ai Filippesi Paolo poco prima di essere condannato a morte giunse addirittura ad affermare: Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. Non angustiatevi di nulla…. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Queste parole significano una cosa sola e cioè che il tempo del pianto e del lutto è oramai alle spalle, che l’interminabile venerdì santo di tenebre e di morte è finito una volta per tutte e che oggi viviamo non più all' ombra della croce, ma della resurrezione.

Forse nessun altro come Karl Barth ebbe modo di sottolineare con maggior forza la dimensione gioiosa della fede cristiana, quando scrisse: : chi ha udito il messaggio pasquale non può più andare in giro con un volto mesto, conducendo un esistenza malinconica come di chi e senza speranza. Ciò che conta oramai ed è decisivo è una cosa sola: Gesù è il vincitore. Quando anche dietro a noi fosse scoppiato l'incendio, e un incendio divampa veramente, non è su questo che dobbiamo volgere lo sguardo, bensì dall'altra parte, sapendo che siamo chiamati a prendere sul serio la vittoria della gloria divina ottenuta mediante quest' uomo Gesù e di essa dobbiamo rallegrarci. Per questori è dato di vivere nella gratitudine e non nel timore.

 

 

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