Gelosia per Dio?

In una indagine condotta qualche anno fa in Italia dalla rivista Riza Psicosomatica è emerso che chi soffre di gelosia è più che mai soggetto a patologie diverse che vanno dal mal di testa e dai disturbi cardiaci all’ulcera e alle irritazioni alla pelle per non parlare della depressione e dell’ infarto. A rischio sarebbero addirittura ben 8 italiani su 10 ed è ragionevole attendersi che in Svizzera la situazione non sia molto differente.

Ma la gelosia, oltre ad essere fonte di vere e proprie patologie, è anche all’origine di un largo numero di crimini, tanto più odiosi, quanto a farne le spese sono quasi sempre le donne.

È con questo retroterra alle spalle che si può provare un certo senso di disagio quando ci rendiamo conto della incidenza che questa parola ha nel contesto della testimonianza biblica. Il primo passo che a molti viene sicuramente in mente è quello tratto dal libro dell’esodo, nel quale è detto che Dio è un Dio geloso (Esodo 20:5)

Non è forse espressione di uno impertinente antropomorfismo parlare di gelosia di Dio? A questa domanda si può rispondere facendo notare che questo termine è una metafora tesa a sottolineare l’esclusività dell’amore di Dio che ama il suo popolo con tutto il suo sentimento e pertanto non tollera che l’attenzione dell’uomo si rivolga ad altri dei ed entità. Ha ragione sicuramente Gerard Von Rad quando, a questo riguardo, fa notare che questa pretesa intollerante di esclusività rappresenta un unicum nella storia delle religioni, in quanto a quel tempo i culti si tolleravano a vicenda e lasciavano ampia libertà ai fedeli di ricercare le benedizioni anche di altre divinità.

Ma quello che è ancora più interessante rilevare è che, secondo la testimonianza biblica , questa gelosia, che altro non è se non un sentimento di amore esclusivo, può avere come soggetto non soltanto Dio, ma anche l’uomo. Pensiamo ad Elia, a Geremia, all’apostolo Paolo, agli stessi riformatori e agli innumerevoli martiri della cristianità che lottarono fino allo stremo per evitare che il mistero insondabile di Dio fosse profanato e il suo nome santo confuso con gli innumerevoli dei che l’uomo incessantemente si costruisce a ai quali supinamente si sottomette.

C’è da chiedersi se le nostre chiese che appaiono oggi spesso incapaci di andare oltre una fede debole, disincantata e conformistica non siano chiamate a discoprire questo sentimento di fede appassionata fino alla gelosia senza il quale tutta la nostra teologia e tutto il nostro impegno corrono il rischio di essere delle ossa secche senza vita .

 

 
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