Frecce indicatrici

Oggi, si parla insistentemente e non soltanto nel ristretto ambiente delle nostre comunità di quelli che sono i compiti e le responsabilità dei cristiani e il fatto che se ne parli dipende dalla profonda crisi che attanaglia un po’ tutte le chiese.

In questo contesto non è fuori luogo porsi la seguente domanda: quale è il senso profondo della nostra vocazione ? In un tempo nel quale tutto sembra essere messo in discussione e ci si trova confrontati con sempre nuove sfide qual’ è il nostro compito?

Che tipo di chiesa desideriamo? O per essere più precisi: Che tipo di chiesa siamo chiamati ad essere ?

Per rispondere a queste domande ho scelto un testo che ha la significativa caratteristica di riferirci quelle che furono, secondo l’evangelista Marco, le ultime parole di Cristo: Andate per tutto il mondo e predicate l’Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. (16:14-16)Mi sembra che questo testo contenga alcuni elementi sui quali desidero soffermare l’ attenzione.

Iniziamo con il primo.

Chi furono i destinatari di questo invito o meglio le persone alle quali Gesù si rivolse? Fu ,cioè, solo il ristretto gruppo degli apostoli , vale a dire degli uomini di chiesa o invece tutto il popolo di Dio?

A questo interrogativo la Riforma Protestante del XVI secolo con la sua dottrina del sacerdozio universale fornì una risposta estremamente chiara: Gesù con queste parole si indirizzò a tutto il popolo di Dio perché tutti i credenti sono in grado di annunciare l’Evangelo e di diventare dei teologi, se per teologi si intende delle donne e degli uomini che desiderano mettere in relazione tutti gli elementi della vita con la realtà di Dio. Essere credenti significa mettere in discussione la nostra visione del mondo e il nostro modo di vivere, ma ciò può avvenire soltanto nella misura in cui si prende una volta per tutte consapevolezza della Parola di Dio.

In secondo luogo, possiamo chiederci, qual’ è il contenuto di questo invito?

C’è da rimanere sbigottiti se ci soffermiamo sulle parole di Gesù: andate per tutto il mondo, predicando l’Evangelo ad ogni creatura. Noi che al massimo se giriamo per il mondo lo facciamo soltanto per turismo, noi che non siamo neanche capaci di testimoniare della nostra fede con parenti, amici e conoscenti, noi che siamo pieni di dubbi, noi che preghiamo soltanto di rado, dovremmo girare per il mondo ? Ma questo è esattamente il comando che Gesù dette ai suoi discepoli: andate per tutto il mondo. Abbiate, in altre parole, il coraggio di osare. Non temete.

Molti anni or sono nelle chiese protestanti vi erano i colportori, coloro cioè che andavano di casa in casa per annunciare la Parola di Dio. Da almeno 80 anni questa categoria di credenti itineranti è letteralmente sparita dalle nostre comunità. I mormoni ed i testimoni di Geova sono gli unici oggi a farlo. Se dovessi chiedere ai membri della chiesa di Milano e di quella di Locarno Monti , della quale sono anche pastore, di girare di porta in porta per annunciare l’Evangelo, sarei con ogni probabilità preso per matto.

E veniamo all’ultimo elemento.Anche ammettendo che ci decidessimo a girare per il mondo, che cosa esattamente dovremmo fare ? Anche in questo caso l’indicazione che Gesù ci fornisce è univoca : siamo chiamati a diventare degli insegnanti, dei predicatori e dei testimoni di Dio.Che enorme responsabilità essere gli araldi di Dio!

L’United Church del Canada, nella quale sono stato ordinato pastore, ha cercato di sintetizzare nel suo recente nuovo credo la vocazione cristiana in questi termini: Siamo chiamati a celebrare la presenza di Dio a vivere rispettando il mondo creato, ad amare e servire il nostro prossimo, a cercare la giustizia e a resistere alla malvagità, a proclamare Gesù, crocifisso e risorto, nostro giudice e nostra speranza.

Care sorelle e cari fratelli in Cristo,

molto spesso mi sono chiesto cosa dovremmo fare come pastori per ridare slancio alle nostre comunità.

Nel corso della mia attività pastorale mi sono dato da fare per organizzare le più differenti iniziative : per esempio: conferenze, tavole rotonde, attività varie per il tempo libero, concerti, partite di calcio, Open House, gite, corsi di memorizzazione e cosi via.

Dopo alcuni anni ho compreso qualcosa di importante: in conseguenza di queste attività o perché il pastore è magari anche simpatico e cordiale, le persone possono di tanto in tanto frequentare la chiesa.

Per convincerle tuttavia a diventare dei credenti, questo non basta e occorre qualche cosa di più. È necessario che le persone sappiano con assoluta certezza che ciò che esse possono sentire annunciare in chiesa è qualche cosa di assolutamente unico che in nessun altro luogo potranno mai ascoltare.

È essenziale, in altri termini, che le persone comprendano che la Parola che durante il culto viene annunciata e predicata ha a che vedere con il destino e con il senso ultimo della loro esistenza.

Il compito fondamentale per cui la chiesa sta o cade consiste esclusivamente nel testimoniare di Dio.

Questo è ciò che viene prima di qualsiasi attività che si può organizzare.

Come credenti siamo chiamati a essere null’altro che dei testimoni di Dio, esattamente come possiamo vedere nel famoso quadro di Matthias Grünewald. Giovanni Battista con un dito che appare sproporzionatamente lungo indica Gesù Cristo, niente altro che Gesù Cristo.

Come cristiani non siamo nient’ altro che delle frecce indicatrici verso Dio. Non dobbiamo e non abbiamo intenzione di essere null’altro che questo.

Past. Paolo de Petris

 

 
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