Niente di nuovo sotto il sole

La nuova enciclica papale "Ecclesia de Eucharistia" ha suscitato le più disparate reazioni, da una parte sconcerto, sorpresa, delusione rabbia, dall’altra soddisfazione.

Due sono i punti cruciali , almeno per quanto ci riguarda come protestanti:

1) Con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue.

2) Soltanto il sacerdote cattolico è in grado, grazie alla facoltà datagli nel sacramento dell'Ordinazione sacerdotale, a compiere la consacrazione.

Sulla scorta degli anzidetti due principi, che vanno sotto il nome di transustanziazione e di successione apostolica e che hanno sempre rappresentato il terreno di contrasto con le chiese nate dalla riforma del XVI secolo, l’enciclica stigmatizza gli abusi che si verificano tutte quelle volte in cui :

1) il mistero eucaristico spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno.

2) la necessità del sacerdozio ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane oscurata e la sacramentalità dell'Eucaristia viene ridotta alla sola efficacia dell'annuncio.

L’enciclica così conclude:

I fedeli cattolici, pertanto, pur rispettando le convinzioni religiose di questi loro fratelli separati, debbono astenersi dal partecipare alla comunione distribuita nelle loro celebrazioni, per non avallare un'ambiguità sulla natura dell'Eucaristia e mancare, di conseguenza, al dovere di testimoniare con chiarezza la verità. Similmente, non si può pensare di sostituire la Santa Messa domenicale con celebrazioni ecumeniche della Parola o con incontri di preghiera in comune con cristiani appartenenti alle suddette Comunità ecclesiali oppure con la partecipazione al loro servizio liturgico.

Leggendo l’enciclica nel suo complesso, ne traggo le seguenti conclusioni la prima di forma e le altre di contenuto:

1) è grave che le comunità nate dalla Riforma non vengano mai qualificate come chiese, ma solo come comunità ecclesiali, come se i loro ministri fossero soggetti di serie B.

2) la chiesa cattolica ha dimostrato di prendere ancora oggi molto sul serio il principio della infallibilità e di mantenere una memoria storica che la rende capace a distanza anche di secoli di riproporre le sue antiche posizioni.

3) A distanza di oltre 4 secoli dalla Riforma protestante le posizioni della chiesa cattolica e delle chiese protestanti sono rimaste sostanzialmente invariate.

4) Anche se il dialogo ecumenico è destinato a proseguire, non è fingendo che le differenze non esistano, che si aiuta ad accelerarlo, ma soltanto attraverso il confronto fraterno delle rispettive posizioni alla luce della sola norma normans, vale a dire la S. Scrittura

Mi chiedo tuttavia se le nostre chiese , nel momento in cui ritengono inaccettabile il pronunciamento papale sulla eucarestia, non siano chiamate, senza le asprezze e le polemiche dei secoli scorsi, a procedere ad una rilettura delle confessioni di fede della Riforma.Tra queste la definizione più appropriata sulla Cena del Signore l’ho trovata nella confessione di Westminster laddove si scrive:

Il nostro Signore Gesù Cristo, nella notte in cui fu tradito, istituì il sacramento del suo corpo e del suo sangue, chiamato la Cena del Signore, affinché fosse osservata nella sua chiesa fino alla fine del mondo. Venne istituita 1. come commemorazione perpetua del sacrificio che Egli fece di sé stesso nella sua morte, 2. come suggello di tutti i benefici d'essa verso i veri credenti, 3. per il loro nutrimento spirituale e per la loro crescita in Lui, 4. perché si impegnassero maggiormente ad assolvere tutti i loro doveri verso di lui, ed infine 5. perché essa costituisse un vincolo ed un pegno della loro comunione con Lui e gli uni con gli altri, come membri del suo corpo mistico Questo sacramento è una commemorazione di quell'unica offerta di sé stesso che Egli ha compiuto una volta per sempre sulla croce, accompagnata dall'offerta spirituale a Dio di tutta la lode possibile per questo sacrificio . Non si tratta in alcun modo di un vero sacrificio effettuato per la remissione dei peccati dei vivi e dei morti e neppure in esso Cristo viene offerto a suo Padre.

Past. Paolo de Petris

 

 

 

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