Nel 1994, Marion
Best, Moderatrice della United Church of Canada, scrisse un
libro che fece molto discutere dal titolo volutamente
provocatorio: Will our church disappear? Anche in
Europa oramai da decenni si continua a parlare di crisi ed è
proprio per approfondire questo problema e per chinarsi sul
più generale tema dell’ecclesiologia, così come è stata
vissuta nell’ambito della tradizione riformata, che sabato 25
settembre i consigli di chiesa della tre comunità appartenenti
alla Cert si riuniranno a Lugano.
Ma quale è il
significato della parola chiesa? La definizione data dal
Dizionario della lingua italiana del Devoto, secondo il quale
la chiesa sarebbe la comunità di cristiani della stessa
confessione religiosa, non ci è di grande aiuto.
Molto più
interessante è invece andare all’ etimologia del termine. La
parola chiesa deriva dal verbo greco kaleo che sta
ad indicare la convocazione e anche il bando di chiamata alle
armi.
Nell’uso linguistico
della grecità classica il termine indicava l’assemblea plenaria
dei cittadini aventi personalità giuridica, che veniva convocata
ad intervalli regolari per decidere sulle proposte di modifica
delle leggi e sui più importanti problemi di politica interna ed
estera.
È sintomatico che i
primi cristiani nel designare le loro riunioni e la comunità che
in essa era rappresentata non usarono il termine sinagoga per
quanto questa parola fosse la più naturale, viste le loro
origini giudaiche, ma la parola ekklesia per significare
appunto che la ragione costitutiva della loro fede dipendeva non
tanto dall’arbitrio del singolo individuo, ma dalla sovrana
chiamata ed elezione di Dio. In questa prospettiva vanno letti
anche quei testi, nei quali la parola chiesa, anche se
formalmente non compare, rimane pur sempre presupposta: così, ad
esempio, il famoso testo di Giovanni 15:16 Non siete voi che
avete scelto me, ma sono io ho scelto voi; e vi ho costituiti
perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia
duraturo, per non parlare di Efesini1: 4 e I Pietro 2:4.
Rifacendosi al testo
di Giovanni 10:28 nel 1536, il Riformatore G. Calvino ad una
chiesa che si poneva il problema della sua sopravvivenza, mentre
infuriava la repressione scatenata da Francesco I, aveva scritto
queste significative parole:
La chiesa è il popolo degli eletti di Dio.
Non può dunque perire. La sua salvezza poggia infatti su basi
così stabili e sicure da non venire meno quando anche l’intera
struttura del mondo fosse sovvertita.
Se quindi il
fondamento del nostro essere chiesa qui nel Ticino, come
altrove, riposa non sulle nostre deboli forze ma sulla